L’agricoltura britannica è sotto pressione tra inflazione, consumi deboli e investimenti in calo

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L’economia britannica continua a crescere a ritmo contenuto, mentre l’incertezza geopolitica, l’inflazione e la debolezza dei consumi pesano sulle prospettive del settore agricolo e agroalimentare. Secondo l’analisi dell’Agriculture and Horticulture Development Board (AHDB), le imprese agricole del Regno Unito si trovano ad affrontare una combinazione di costi operativi elevati, rincari della manodopera, cambiamenti normativi e difficoltà climatiche che rischiano di comprimere ulteriormente i margini di redditività e frenare gli investimenti.

Le previsioni dell’Office for Budget Responsibility indicano per il 2026 una crescita del Pil dell’1,1%, destinata a salire a una media annua dell’1,6% nel periodo 2027-2030. Il miglioramento dovrebbe essere sostenuto da una maggiore efficienza produttiva e da una graduale ripresa dei redditi reali, ma la domanda interna resterà debole, soprattutto a causa della prudenza delle famiglie nelle decisioni di acquisto.

L’inflazione, attestata al 3,1% ad agosto, rimane superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla Bank of England, anche per effetto dell’aumento dei prezzi energetici legato al conflitto in Iran. Nel comparto agricolo, l’indice dei prezzi dei fattori produttivi ha registrato a luglio un incremento annuo del 6,4%, con aumenti particolarmente significativi per i prodotti fitosanitari, i fertilizzanti e l’energia. Sebbene le pressioni inflazionistiche si siano attenuate rispetto ai picchi del 2022-2023, i costi di produzione continuano a mantenersi su livelli sensibilmente superiori a quelli precedenti alla crisi.

Sul fronte dei consumi alimentari, le difficoltà economiche delle famiglie favoriscono una crescente attenzione alla convenienza, con possibili ripercussioni sulle categorie premium. Le ricerche di mercato dell’AHDB evidenziano una maggiore propensione all’acquisto di tagli di carne economici e prodotti macinati, mentre nei comparti lattiero-caseario e suinicolo potrebbero rafforzarsi le offerte orientate al risparmio. Per la distribuzione alimentare britannica si prospetta quindi un mercato nel quale il rapporto qualità-prezzo continuerà a rappresentare uno dei principali fattori di scelta.

Ulteriori criticità riguardano il costo del lavoro, sostenuto dagli aumenti del salario minimo e dei contributi previdenziali a carico delle imprese. Il tasso di disoccupazione dovrebbe raggiungere il 5,3% nel 2026, rispetto al 4,75% dell’anno precedente, favorendo potenzialmente una maggiore disponibilità di lavoratori, senza tuttavia risolvere le difficoltà economiche delle attività agricole a più alta intensità di manodopera.

Anche gli investimenti restano condizionati dall’incertezza. Nonostante la riduzione dei tassi d’interesse rispetto ai massimi del 2023, con il tasso di riferimento della Bank of England al 3,75%, la fiducia degli agricoltori rimane particolarmente bassa. Secondo un’indagine della National Farmers’ Union, l’87% degli intervistati in Inghilterra teme conseguenze negative dalla progressiva eliminazione dei pagamenti diretti, mentre l’83% dei datori di lavoro segnala preoccupazioni per l’aumento dei contributi previdenziali e l’82% per gli interventi legislativi e regolamentari.

Il quadro è ulteriormente aggravato dagli effetti della siccità prolungata, che ha ridotto le rese produttive in diversi comparti, e dalla volatilità dei mercati internazionali. Per il prossimo anno l’AHDB prevede dunque un miglioramento graduale, ma non una ripresa sostenuta, con la redditività delle imprese agricole ancora esposta all’andamento dei prezzi energetici, dei fertilizzanti, dei tassi d’interesse e delle politiche governative. In questo contesto, il recupero della fiducia dei consumatori e una maggiore stabilità normativa saranno determinanti per sostenere la domanda alimentare e favorire nuovi investimenti lungo la filiera agroalimentare britannica.

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