Nuovi rincari per frumento duro e plastiche tra domanda sostenuta e costi energetici

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Nuove tensioni sui mercati delle materie prime, con il frumento duro che registra aumenti delle quotazioni in Europa e le plastiche che tornano a rincarare dopo la flessione estiva. È quanto emerge dall’ultima analisi di Areté, che evidenzia le pressioni sui prezzi legate alla disponibilità di prodotto di qualità, all’andamento della domanda internazionale e ai costi energetici.

Per il frumento duro, le prime settimane di ottobre hanno segnato un rafforzamento delle quotazioni, in linea con il rialzo del comparto cerealicolo. Il Fino Sud Italia ha registrato un incremento di circa il 2% rispetto alla media di settembre, mentre in Francia gli aumenti hanno raggiunto l’8%. Più costoso anche il prodotto importato, con il duro canadese quotato ad Altamura in crescita del 6%, complice il rialzo dei prezzi all’origine, l’aumento dei noli e l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro.

Secondo Areté, la produzione europea nella campagna 2026/27 dovrebbe diminuire di circa il 4% rispetto a quella precedente. A sostenere il mercato è soprattutto la disponibilità limitata di frumento ad alto contenuto proteico, che alimenta il ricorso alle importazioni. All’11 ottobre gli acquisti europei dall’estero risultavano superiori del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Anche in Canada, principale fornitore del mercato europeo, si prevede una produzione inferiore a quella del 2025/26, mentre la domanda internazionale continua a sostenere le quotazioni. Ulteriori incertezze riguardano le prossime semine, condizionate dalla siccità in diverse aree europee e dalla maggiore redditività di colture alternative. Nonostante un’offerta mondiale complessivamente abbondante, questi fattori riducono le possibilità di ribassi significativi.

Sul fronte delle materie prime plastiche, ottobre segna invece un’inversione di tendenza dopo i cali estivi. Secondo le quotazioni della Camera di commercio di Milano, l’HDPE per soffiaggio e il polipropilene copolimero sono aumentati del 2% rispetto a settembre, mentre il PET ha registrato un rialzo del 4%.

A sostenere i prezzi sono soprattutto le tensioni energetiche, con il petrolio Brent tornato stabilmente sopra i 100 dollari al barile e il gas TTF oltre gli 80 euro per MWh, sui massimi dalla fine del 2022.

Il recupero arriva dopo una fase di marcata correzione: tra luglio e settembre l’HDPE aveva perso il 19%, il polipropilene il 20% e il PET il 4%, in seguito al rallentamento della domanda dopo una fase di acquisti alimentati dai timori di carenze.

Nonostante la debolezza dei consumi, le pressioni sui costi di produzione continuano quindi a sostenere le quotazioni. Il confronto con ottobre 2025 evidenzia aumenti particolarmente consistenti: +33% per l’HDPE, +37% per il polipropilene e +40% per il PET, confermando uno scenario ancora caratterizzato da forti tensioni per le imprese utilizzatrici di materie prime.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento