Istat: industria alimentare in controtendenza, prezzi alla produzione in calo dell’1,4%

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L’industria alimentare italiana si muove in controtendenza rispetto al resto del settore manifatturiero sul fronte dei prezzi alla produzione. Secondo gli ultimi dati Istat, a settembre 2026 i prezzi praticati dalle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco sono diminuiti dell’1,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre nel complesso dell’industria italiana si registra un aumento del 13,8%, trainato soprattutto dai rincari energetici.

Il dato relativo al comparto alimentare evidenzia una flessione dell’1,3% sia sul mercato interno sia su quello estero. All’interno di quest’ultimo, i prezzi risultano sostanzialmente stabili nell’area euro (-0,1%), mentre diminuiscono del 2,3% nei mercati extraeuropei. Su base mensile, invece, il settore registra un leggero incremento dello 0,2%, con una crescita dello 0,3% sul mercato nazionale e una riduzione dello 0,1% all’estero.

La dinamica appare particolarmente significativa se confrontata con quella dell’intero comparto manifatturiero, dove i prezzi alla produzione aumentano dell’8,4% su base annua. A determinare buona parte della crescita complessiva sono soprattutto i prodotti petroliferi raffinati, che sul mercato interno registrano un incremento del 91,1%, e i prodotti chimici, in aumento dell’11,4%.

Anche il costo dell’energia continua a rappresentare un elemento di pressione per il sistema produttivo. A settembre i prezzi della fornitura di energia elettrica e gas crescono del 35,9% rispetto a un anno prima, in ulteriore accelerazione rispetto al 26,3% rilevato ad agosto. Escludendo la componente energetica, l’incremento dei prezzi industriali sul mercato interno si riduce al 3,5%.

Indicazioni meno favorevoli arrivano invece dai dati sul fatturato dell’industria, riferiti ad agosto. Nel complesso, il giro d’affari delle imprese industriali diminuisce dello 0,9% in valore e del 3,5% in volume rispetto al mese precedente. Su base annua, il fatturato cresce del 4,2% in valore, ma registra una contrazione del 2,9% in volume.

Particolarmente rilevante è l’andamento dei beni di consumo non durevoli, categoria che comprende anche i prodotti alimentari e le bevande, insieme ad altri comparti come il tessile e il farmaceutico. Ad agosto il fatturato di questo raggruppamento diminuisce del 2,3% rispetto a luglio e del 3,8% su base annua.

Nel commercio all’ingrosso, che comprende anche la distribuzione di prodotti alimentari, il fatturato registra invece una crescita tendenziale del 5,2% in valore, a fronte di una variazione nulla dei volumi. Un andamento che conferma, più in generale, la distanza tra l’evoluzione monetaria degli scambi e quella delle quantità commercializzate.

Nel complesso, i dati Istat restituiscono un quadro differenziato: mentre i prezzi alla produzione dell’industria alimentare risultano in diminuzione rispetto al 2025, il sistema industriale continua a confrontarsi con il rincaro dell’energia e con una debolezza dei volumi. Per il settore agroalimentare, l’evoluzione dei costi energetici e della domanda rappresenta quindi un elemento da seguire nei prossimi mesi.

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