Rivista al rialzo la produzione di vino francese ma la vendemmia resta tra le peggiori di sempre

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La produzione vinicola francese del 2026 sarà superiore alle previsioni formulate nelle scorse settimane, ma resterà comunque tra le più basse mai registrate. Il ministero dell’Agricoltura ha rivisto al rialzo le stime sulla vendemmia, portando la produzione attesa a 36,7 milioni di ettolitri, rispetto ai 34,9 milioni indicati a ottobre. Un miglioramento di 1,8 milioni di ettolitri che consentirebbe alla Francia di superare i livelli dello scorso anno, quando era stato registrato il raccolto più scarso dall’inizio del secolo, pur mantenendosi del 10% al di sotto della media del quinquennio 2021-2025.

La revisione delle previsioni è legata soprattutto a rese superiori alle attese in alcune delle principali aree vitivinicole del Paese, in particolare Linguadoca-Rossiglione e Charentes, che insieme rappresentano circa la metà della produzione nazionale. Risultati migliori rispetto alle precedenti valutazioni sono stati registrati anche in Champagne e nelle regioni sudorientali.

Secondo Agreste, il servizio statistico del ministero dell’Agricoltura, sulla vendemmia hanno pesato la riduzione delle superfici coltivate a vite, conseguenza dei programmi di estirpazione dei vigneti, e le condizioni climatiche sfavorevoli. Le temperature elevate e la siccità estiva hanno infatti compromesso le rese, soprattutto nelle regioni settentrionali, contribuendo a mantenere la produzione francese su livelli storicamente contenuti.

Particolarmente difficile la situazione nella Champagne, dove, nonostante la revisione al rialzo delle stime, la produzione dovrebbe diminuire del 38% rispetto al 2025. A incidere sono state gelate, grandinate, siccità e ondate di calore estive. La quantità di bottiglie di Champagne destinate ogni anno al mercato viene comunque stabilita dall’organizzazione interprofessionale, tenendo conto della disponibilità produttiva e dell’andamento della domanda mondiale.

Anche la Borgogna-Beaujolais dovrebbe registrare una contrazione significativa, con una produzione inferiore del 22% rispetto allo scorso anno, mentre nella Valle della Loira è prevista una flessione del 7%.

Di segno opposto l’andamento della Linguadoca-Rossiglione, dove la vendemmia dovrebbe crescere del 25% rispetto ai livelli particolarmente bassi del 2025. Un risultato nettamente migliore rispetto al +2% ipotizzato a ottobre, grazie soprattutto alle piogge di fine estate che hanno limitato i danni provocati dalla siccità.

A Bordeaux la produzione è invece prevista in aumento del 10% su base annua, pur restando inferiore dell’11% alla media degli ultimi cinque anni, anche per effetto della progressiva riduzione delle superfici vitate.

Il quadro conferma dunque le difficoltà strutturali e climatiche della viticoltura francese, seconda al mondo per produzione di vino dopo l’Italia. Nonostante il recupero rispetto alle prime stime, il raccolto del 2026 rimane su livelli molto contenuti, evidenziando l’impatto delle condizioni meteorologiche estreme e della contrazione dei vigneti sulla capacità produttiva del settore.

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