Le vendite retail negli Stati Uniti proseguono la loro fase di crescita anche a marzo, segnando il sesto mese consecutivo in territorio positivo, nonostante un contesto caratterizzato da inflazione elevata, fiducia dei consumatori ai minimi e aumento dei prezzi dei carburanti. A sostenere la spesa è stata in particolare la prima ondata di rimborsi fiscali, che ha compensato l’impatto del caro energia legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Secondo il monitoraggio congiunto di National Retail Federation e CNBC, basato su dati reali di transazioni con carte di credito e debito elaborati da Affinity Solutions, le vendite al dettaglio – escluse auto e carburanti – sono cresciute dello 0,4% su base mensile destagionalizzata e del 6,59% su base annua a marzo. Un’accelerazione rispetto a febbraio, quando l’incremento era stato rispettivamente dello 0,28% e del 6,24%.
Ancora più dinamico il dato “core”, che esclude anche la ristorazione: +0,41% su base mensile e +7,05% su base annua, in miglioramento rispetto al mese precedente (+0,27% e +5,87%). Nel complesso, il primo trimestre dell’anno chiude con vendite totali in aumento del 6,18% e vendite core a +6,14%.
Alla base della resilienza dei consumi c’è anche il rafforzamento del reddito disponibile: secondo l’IRS, i rimborsi fiscali medi hanno raggiunto i 3.521 dollari a fine marzo, in crescita dell’11,1% rispetto al 2025 grazie alle modifiche legislative introdotte lo scorso anno. Un’iniezione di liquidità che ha sostenuto in particolare la spesa per beni essenziali e discrezionali.
Dal punto di vista settoriale, la crescita appare diffusa. Su base annua, otto categorie su nove registrano un incremento. Spiccano i negozi di salute e cura della persona (+12,25%), seguiti da abbigliamento e accessori (+10,89%) e articoli sportivi, hobby e libri (+10,88%). Bene anche i prodotti digitali (+9,39%) e la grande distribuzione generalista (+8,77%).
Nel dettaglio mensile, si conferma un quadro positivo: aumenti per quasi tutte le categorie, con l’eccezione di arredamento (-0,11%) e bricolage e giardinaggio (-0,08%). Più contenuta ma comunque positiva la dinamica del grocery, con alimentari e bevande a +0,39% mese su mese e +3,78% su base annua, segnale di una domanda stabile ma condizionata dalla pressione sui prezzi.
Il quadro che emerge è quello di un consumatore ancora attivo ma sempre più selettivo, orientato alla gestione del budget familiare e alla ricerca di convenienza. In questo scenario, i retailer – dalla GDO agli operatori specializzati – sono chiamati a mantenere alta la competitività sui prezzi, lavorando su promozioni, formati più accessibili e assortimenti mirati.
Un elemento distintivo del Retail Monitor è la metodologia: a differenza delle rilevazioni basate su survey, utilizza dati anonimizzati di transazioni effettive, evitando revisioni successive e offrendo una fotografia più immediata dei comportamenti di spesa.
Nonostante le incertezze macroeconomiche e geopolitiche, dunque, il retail statunitense continua a mostrare una buona tenuta, sostenuto da fattori temporanei come i rimborsi fiscali ma anche da una domanda interna che, pur sotto pressione, non rinuncia ai consumi considerati prioritari. Per i prossimi mesi, resta centrale l’evoluzione dell’inflazione e del potere d’acquisto, variabili chiave per la tenuta del settore.



















