Si è chiusa con un quadro articolato, segnato da criticità strutturali ma anche da nuove opportunità di riposizionamento, la 22ª tavola rotonda “Il vino nella Grande Distribuzione: dinamiche di mercato e criticità emergenti”, andata in scena a Vinitaly, dove produttori e distributori si sono confrontati sui principali trend del comparto di fronte a una platea di operatori, cantine ed esperti del settore.
I dati presentati delineano un mercato del vino e degli spumanti nella GDO italiana che nel 2025 ha raggiunto un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro a fronte di 737 milioni di litri venduti, confermando una dinamica ormai consolidata in cui la sostanziale tenuta del valore si accompagna a una contrazione più marcata dei volumi, mentre l’aumento dei prezzi medi contribuisce a compensare solo in parte la flessione delle quantità.
“L’analisi evidenzia un mercato in trasformazione, tra pressione sui volumi e ricerca di valore”, ha sottolineato Virgilio Romano, Insight Director di Circana, evidenziando come in questo scenario competitivo saranno premiati gli operatori più efficienti e capaci di valorizzare l’offerta, intercettando una domanda che si sposta progressivamente verso le fasce medio-alte.
Uno degli elementi più rilevanti emersi riguarda infatti il cosiddetto “effetto mix”, che vede i consumatori orientarsi sempre più verso prodotti di maggiore qualità e prezzo più elevato, determinando un innalzamento del valore medio dello scontrino, mentre i segmenti sotto i 5 euro, che concentrano i volumi più importanti, risultano quelli maggiormente penalizzati dalla contrazione dei consumi.
All’interno delle diverse categorie merceologiche, gli spumanti si confermano il segmento più dinamico e resiliente, registrando segnali di crescita sia a volume sia a valore e consolidando progressivamente la propria quota di mercato, mentre i vini fermi mostrano un calo più contenuto e i frizzanti evidenziano le difficoltà più marcate, in un contesto in cui anche all’interno delle singole tipologie emergono differenze significative legate al posizionamento di prezzo.
Dal punto di vista dei canali distributivi, la contrazione dei volumi appare trasversale e diffusa, interessando tutte le superfici della GDO, con l’unica eccezione dell’e-commerce che continua a mostrare dinamiche più positive, a testimonianza di un’evoluzione dei comportamenti di acquisto che premia sempre più la multicanalità.
Sul fronte industriale e distributivo, emerge una crescente convergenza sulla necessità di ripensare strategie e assortimenti, con un consumatore sempre più selettivo e disposto a spendere di più a fronte di una proposta percepita come qualitativamente superiore, come evidenziato da Alberto Arcidiacono di Crai, secondo cui la sfida per la distribuzione non è più solo quella di preservare i volumi, ma di intercettare la domanda di valore attraverso un’offerta distintiva e una maggiore qualificazione del segmento premium.
Più critico il quadro delineato da Lorenzo Cafissi di NewPrinces Group, che ha parlato di un settore ancora in sofferenza e della necessità di costruire relazioni più strategiche tra industria e retail per rilanciare l’attrattività del vino nel consumo quotidiano, mentre Valeria Gasparre, in rappresentanza di Federvini, ha evidenziato come le dinamiche attuali siano il risultato di fattori sia strutturali sia ciclici, sottolineando la necessità di ripensare il linguaggio del vino per renderlo più vicino alle nuove generazioni.
Dal lato della distribuzione, Alessandra Manzato di Conad ha rimarcato come il mercato resti complesso ma al tempo stesso evidenzi segnali di evoluzione nei comportamenti di consumo, con una crescente preferenza per vini più freschi, versatili e meno strutturati, coerenti con occasioni di consumo più informali e con il crescente peso dell’aperitivo domestico, che continua a sostenere in particolare il segmento delle bollicine.
In questa direzione si inserisce anche la riflessione di Laura Mayr, in rappresentanza di Unione Italiana Vini, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di lavorare sia sul posizionamento qualitativo sia sul riequilibrio delle quantità, evidenziando come l’attuale livello di stock non sia sostenibile nel medio periodo e renda necessario un contenimento produttivo per valorizzare il prodotto.
Accanto alle criticità, emergono tuttavia anche nuove opportunità legate alla valorizzazione delle denominazioni territoriali, all’innovazione e allo sviluppo di nicchie emergenti come quella dei vini dealcolati, ancora marginale ma in progressiva crescita e destinata a intercettare nuovi segmenti di consumatori.
Le prime indicazioni relative al 2026 sembrano infine confermare le tendenze emerse nel corso dell’anno precedente, con volumi ancora in calo per il vino e segnali più incoraggianti per gli spumanti, in un contesto che resta complesso ma nel quale continuano a emergere spazi di sviluppo selettivo per gli operatori capaci di adattarsi a un mercato sempre più maturo e segmentato.



















