L’industria alimentare britannica torna a fare i conti con una fase di forte incertezza. La fiducia delle aziende del settore food & drink nel Regno Unito è infatti crollata ai livelli più bassi degli ultimi anni, risentendo dell’aumento dei costi energetici e delle tensioni internazionali che stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento globali.
Secondo l’ultimo rapporto “State of Industry” della Food and Drink Federation (FDF), nel primo trimestre del 2026 l’indice di fiducia delle imprese è precipitato a -64%, un valore che non si registrava dai tempi della crisi energetica successiva all’invasione dell’Ucraina e che richiama anche le difficoltà vissute durante la pandemia.
Le prospettive per i prossimi mesi non appaiono più rassicuranti. L’indice sulle aspettative del trimestre successivo si attesta infatti a -51%, segnale che molte aziende prevedono un ulteriore deterioramento delle condizioni operative.
A pesare sui bilanci sono soprattutto i rincari dell’energia. Per un quinto delle aziende alimentari britanniche, i costi energetici rappresentano ormai oltre il 10% delle spese operative complessive, mentre per una quota pari all’8% incidono addirittura tra il 20% e il 24% del totale.
Alle difficoltà energetiche si aggiungono gli aumenti delle materie prime e dei servizi logistici. Le imprese segnalano rincari fino al 15% per gli imballaggi in plastica e incrementi superiori al 20% nei costi di trasporto. Anche il prezzo dei fertilizzanti continua a destare preoccupazione, in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni e da una crescente volatilità dei mercati agricoli.
Le conseguenze rischiano di trasferirsi rapidamente lungo tutta la filiera. Ben l’82% dei produttori intervistati prevede infatti di aumentare i prezzi dei propri prodotti per compensare l’incremento dei costi produttivi.
Parallelamente, molte aziende stanno valutando misure di contenimento della spesa. Un terzo delle imprese prevede una riduzione dell’organico o una riorganizzazione interna, mentre la stessa quota intende ridurre gli investimenti in marketing. Il 26% potrebbe inoltre sospendere o rinviare progetti di investimento e il 21% limitare le attività di formazione del personale.
La Food and Drink Federation lancia quindi un appello al governo britannico affinché introduca misure straordinarie a sostegno del comparto. Il 69% delle aziende considera prioritario un intervento sui costi energetici, mentre altre richieste riguardano la semplificazione delle norme sul riciclo degli imballaggi, una maggiore gradualità nell’introduzione delle nuove regole sul lavoro e tempi di transizione più realistici per l’adeguamento agli accordi commerciali con l’Unione Europea.
Secondo le stime della federazione, l’inflazione alimentare nel Regno Unito potrebbe raggiungere almeno il 9% entro la fine dell’anno. Uno scenario che preoccupa non solo produttori e distributori, ma anche il retail, chiamato a gestire un nuovo possibile aumento dei prezzi sugli scaffali e un ulteriore impatto sul potere d’acquisto delle famiglie.



















