Vino italiano, Frescobaldi lancia l’allarme: “Serve un settore più razionale e manageriale”

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Il settore vinicolo italiano si trova davanti a una fase di trasformazione che impone un cambio di passo sul piano produttivo e gestionale. È questo il messaggio lanciato dal presidente di Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi, intervenuto a Milano durante la presentazione dell’indagine “Il settore vinicolo in Italia 2026” realizzata dall’Area Studi di Mediobanca, che fotografa un comparto in rallentamento dopo anni di crescita costante.

Secondo Frescobaldi, i numeri emersi dal report rappresentano “un alert” per tutto il sistema vino italiano, chiamato oggi a confrontarsi con un contesto molto diverso rispetto al recente passato, segnato da un calo strutturale dei consumi, da mercati internazionali più instabili e da tensioni geopolitiche che stanno incidendo sull’andamento delle esportazioni e sulla redditività delle imprese.

L’analisi evidenzia infatti un peggioramento dei principali indicatori economici del comparto. Nel 2025 le maggiori aziende italiane del vino hanno registrato una riduzione del fatturato del 2,8% rispetto all’anno precedente, con una contrazione più marcata sui mercati esteri (-3,4%) rispetto a quello domestico (-2,2%). Ancora più pesante il calo della redditività: l’Ebitda è diminuito del 4,2%, l’Ebit del 9,5% e il risultato netto del 7,5%.

Proprio la forte erosione dei margini preoccupa il presidente di UIV, secondo cui il settore deve reagire puntando su una gestione più manageriale e razionale delle imprese. Frescobaldi ha sottolineato come il calo dell’utile, superiore alla riduzione del fatturato, dimostri una struttura dei costi ancora troppo rigida e poco flessibile rispetto all’attuale scenario di mercato.

Per questo motivo, oltre alla razionalizzazione dei processi aziendali, UIV ritiene necessario intervenire anche sul fronte produttivo con un approccio sistemico che punti a evitare fenomeni di sovrapproduzione. L’obiettivo è quello di ridurre l’eccesso di offerta che, insieme agli elevati livelli di giacenze, rischia di comprimere ulteriormente il valore delle produzioni italiane, comprese quelle di qualità.

L’associazione guarda in particolare alla necessità di contingentare la produzione attraverso una riduzione delle rese, misura ritenuta fondamentale per riportare equilibrio sul mercato e difendere la redditività delle imprese vitivinicole.

I segnali di tensione arrivano anche dal mercato dello sfuso. Secondo l’Osservatorio UIV, le principali Dop e Igp monitorate – pari a circa il 60% del totale – hanno chiuso il mese di aprile con una media di 1,30 euro al litro, in calo del 7% rispetto ad aprile 2025. Le quotazioni risultano in diminuzione dall’inizio dell’anno e si attestano mediamente sui livelli più bassi dal 2023, con un valore complessivo del campione monitorato che sfiora il -10%.

L’indagine Mediobanca è stata realizzata su un campione di 255 principali società di capitali italiane del vino con fatturato superiore ai 20 milioni di euro nel 2024 e ricavi aggregati pari a 12 miliardi di euro, di cui circa la metà generata oltreconfine. Uno scenario che conferma la centralità dell’export per il vino italiano ma che, allo stesso tempo, evidenzia la crescente necessità di adattare strategie industriali e produttive a una domanda mondiale sempre più debole e selettiva.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento