I grandi gruppi del largo consumo finiscono sotto la lente dell’autorità polacca per la concorrenza e la tutela dei consumatori, che ha avviato una verifica sulle pratiche di “shrinkflation” adottate da Danone, Mondelez International, Nestlé e Unilever per alcuni prodotti commercializzati nel Paese.
L’esame condotto dall’UOKiK, l’Ufficio polacco per la concorrenza e la protezione dei consumatori, riguarda non soltanto gli alimenti, ma anche gli articoli per la pulizia della casa e la cura della persona, e dovrà accertare se le aziende abbiano comunicato in modo chiaro e preciso le eventuali riduzioni della quantità o del peso contenuto nelle confezioni.
L’attenzione del regolatore si concentra soprattutto sui casi nei quali il formato è stato ridimensionato senza modificare in maniera evidente l’aspetto o le dimensioni dell’imballaggio, una circostanza che potrebbe indurre i clienti a credere che il prodotto sia rimasto invariato e rendere meno immediata la percezione dell’aumento del prezzo effettivo.
Con il termine shrinkflation si indica infatti la pratica attraverso la quale un’azienda riduce il contenuto di una confezione mantenendo stabile, o quasi, il prezzo di vendita, evitando così un rincaro direttamente visibile sullo scaffale ma determinando comunque un incremento del costo pagato dal consumatore per ogni unità di peso o di volume.
“Ridurre il peso senza cambiare il prezzo significa, di fatto, che i consumatori pagano di più per il prodotto”, ha dichiarato il presidente dell’UOKiK, Tomasz Chróstny, secondo il quale questa modalità rende più difficile confrontare le offerte disponibili e rischia di compromettere la fiducia dei clienti nei confronti delle imprese.
La verifica dovrà pertanto stabilire se le informazioni presenti sulle confezioni, negli scaffali e negli altri strumenti utilizzati per presentare i prodotti siano sufficientemente visibili e comprensibili da consentire agli acquirenti di riconoscere immediatamente il cambiamento del formato.
L’iniziativa dell’autorità polacca arriva dopo una sentenza pronunciata lo scorso aprile dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, indicata dall’UOKiK come un passaggio particolarmente importante per la valutazione della shrinkflation dal punto di vista delle norme comunitarie sulla tutela dei consumatori.
La Corte ha chiarito che il rispetto della legislazione alimentare non impedisce alle autorità competenti di verificare se le modalità con cui un prodotto viene presentato possano risultare ingannevoli, aprendo così la strada a un esame delle riduzioni di peso anche nell’ambito delle regole contro le pratiche commerciali scorrette.
Un articolo può quindi essere formalmente conforme alle disposizioni riguardanti l’etichettatura e la sicurezza alimentare, ma diventare comunque oggetto di contestazione qualora le informazioni fornite non permettano al consumatore di comprendere con sufficiente immediatezza che la quantità contenuta nella confezione è diminuita.
“Il ridimensionamento delle confezioni non è un fenomeno nuovo”, ha osservato Chróstny, sottolineando però come la recente pronuncia europea abbia confermato in maniera inequivocabile la possibilità di esaminare tali condotte anche sotto il profilo della protezione dei consumatori.
Secondo il presidente dell’UOKiK, le imprese dovrebbero accompagnare ogni variazione del peso o del volume con indicazioni chiare, facilmente comprensibili e immediatamente visibili, affinché il cliente possa valutare correttamente la convenienza del prodotto e confrontarlo con le alternative disponibili.
Al momento l’attività dell’autorità si trova ancora nella fase preliminare e non costituisce una contestazione formale nei confronti delle quattro multinazionali, ma se dovessero emergere elementi sufficienti a dimostrare che i consumatori sono stati tratti in inganno l’UOKiK potrebbe decidere di avviare un vero e proprio procedimento.
Mondelez Polska ha confermato di stare collaborando con l’Ufficio polacco per la concorrenza e la protezione dei consumatori e di avere fornito tutti i chiarimenti richiesti, mentre non sono state riportate, per il momento, dichiarazioni da parte delle divisioni locali di Danone, Nestlé e Unilever.
Il caso dimostra come la shrinkflation stia assumendo un’importanza crescente per le autorità europee, soprattutto in una fase nella quale le famiglie prestano particolare attenzione ai prezzi dei beni di uso quotidiano e cercano di difendere il proprio potere d’acquisto.
La riduzione delle quantità può rappresentare per le aziende uno strumento con cui assorbire almeno una parte dell’aumento dei costi delle materie prime, dell’energia, degli imballaggi e della distribuzione senza intervenire direttamente sul prezzo esposto, ma rischia di diventare problematica quando il cambiamento non viene comunicato in maniera trasparente.
Dal punto di vista del consumatore, infatti, una confezione che mantiene forma, grafica e dimensioni pressoché inalterate può rendere difficile accorgersi della diminuzione del contenuto, soprattutto durante acquisti abituali effettuati rapidamente e senza controllare ogni volta il peso riportato sull’etichetta.
La questione al centro dell’indagine polacca non riguarda quindi la possibilità delle aziende di modificare i formati, ma il modo in cui queste variazioni vengono presentate al pubblico e la capacità delle informazioni disponibili di consentire una scelta realmente consapevole.
La Polonia si inserisce così in un dibattito già avviato in altri Paesi europei, dove governi e autorità di controllo stanno valutando strumenti per rendere più riconoscibili le riduzioni delle confezioni e rafforzare la trasparenza nei rapporti tra produttori, distributori e consumatori.
Nel 2024 la Francia ha introdotto regole che obbligano i supermercati di medie e grandi dimensioni a esporre nei punti vendita specifiche comunicazioni quando diminuisce la quantità di un alimento o di una bevanda mentre il prezzo rimane stabile oppure aumenta.
L’obiettivo di queste disposizioni è permettere ai clienti di individuare immediatamente la variazione e di calcolare con maggiore facilità il costo reale del prodotto, evitando che il mantenimento di una confezione apparentemente identica nasconda un rincaro per unità di misura.
L’azione dell’UOKiK potrebbe ora contribuire a definire nuovi standard di comunicazione anche sul mercato polacco e spingere le imprese del largo consumo a rendere maggiormente visibili le variazioni di peso, quantità e volume introdotte nei rispettivi portafogli.
Per Danone, Mondelez, Nestlé e Unilever la verifica rappresenta un passaggio delicato, considerata l’ampiezza delle gamme offerte e la diffusione dei loro marchi, ma l’esito dell’esame potrà avere conseguenze più ampie anche per gli altri produttori attivi nel Paese.
Al centro del confronto resta il diritto dei consumatori a conoscere il costo effettivo dei prodotti acquistati e a confrontare le diverse offerte sulla base di informazioni complete, comprensibili e trasparenti, senza che la riduzione delle quantità venga mascherata dalla sostanziale continuità del prezzo o dell’aspetto della confezione.



















