Latte in calo nel Regno Unito, produzione prevista a -2,2% nei prossimi mesi

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

La produzione di latte nel Regno Unito continua a diminuire, condizionata dalle temperature elevate, dall’aumento dei costi di allevamento e dalla riduzione del patrimonio bovino. Secondo le ultime previsioni dell’Agriculture and Horticulture Development Board (AHDB), nella campagna 2026/27 la produzione britannica dovrebbe attestarsi a 12,73 miliardi di litri, con una contrazione del 2,2% rispetto all’annata precedente.

Il rallentamento è già evidente nei dati del terzo trimestre, durante il quale le consegne di latte hanno registrato flessioni del 3,1% a luglio, del 4,4% ad agosto e del 2,3% a settembre. Nei primi nove mesi dell’anno la produzione risulta inferiore dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il calo raggiunge il 2,5% considerando l’annata lattiera.

A pesare sono soprattutto la riduzione del 2% del numero di bovine, la scarsità di foraggi e l’aumento delle spese per carburanti, fertilizzanti, mangimi e manodopera. Si aggiunge la diffusione della febbre catarrale degli ovini, nota come bluetongue, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio per gli allevamenti. A luglio il patrimonio britannico di vacche da latte era sceso a 1,57 milioni di capi, il livello più basso mai registrato, con una diminuzione del 2,2% su base annua.

La situazione britannica si distingue tuttavia da quella internazionale, dove l’offerta continua a crescere. A luglio la produzione mondiale nei principali Paesi monitorati è aumentata del 2,3%, raggiungendo una media di 793,7 milioni di litri giornalieri. Nell’Unione europea l’incremento è stato del 2,6%, con la Germania in crescita del 5,8%, mentre Nuova Zelanda e Australia hanno registrato rispettivamente aumenti del 7,4% e del 6,6%.

Secondo Rabobank, tuttavia, la crescita produttiva dei sette maggiori esportatori mondiali dovrebbe rallentare allo 0,5% nella seconda metà del 2026, rispetto al 3,1% registrato nel 2025.

Sul mercato britannico, la minore disponibilità di latte ha sostenuto le quotazioni all’ingrosso. A settembre il burro è aumentato di 90 sterline a tonnellata, raggiungendo 3.540 sterline, mentre il cheddar ha guadagnato 270 sterline, arrivando a 3.330 sterline. In crescita anche il latte scremato in polvere, salito di 260 sterline a 2.730 sterline per tonnellata. Le proteine del latte stanno mostrando una maggiore capacità di valorizzazione rispetto ai grassi.

Anche i prezzi riconosciuti agli allevatori hanno registrato un recupero. Ad agosto il prezzo medio alla stalla ha raggiunto 36,89 pence al litro, in aumento del 4% rispetto a luglio, mentre a ottobre numerosi operatori hanno annunciato ulteriori rialzi.

Sul fronte dei consumi, nelle dodici settimane terminate il 5 settembre i volumi acquistati di prodotti lattiero-caseari sono cresciuti dello 0,6%, con una spesa in aumento del 2%. A trainare il mercato sono soprattutto yogurt e bevande a base di yogurt (+6,8%) e formaggi (+2,2%), mentre il latte alimentare registra una flessione dello 0,3% e il burro del 2,4%.

Particolarmente dinamico il segmento degli yogurt associati al benessere e all’apporto proteico, con incrementi del 17,5% per le referenze salutistiche e del 18,4% per quelle bianche tradizionali. Segnali che confermano il crescente interesse dei consumatori britannici per prodotti con caratteristiche nutrizionali e funzionali.

Infine, sul versante commerciale, le esportazioni britanniche di formaggio hanno raggiunto un nuovo massimo storico nel secondo trimestre del 2026, con volumi in crescita del 15,3%, pari a circa 8.000 tonnellate aggiuntive, nonostante una diminuzione del 4% del valore legata alla flessione delle quotazioni internazionali.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento