Il costo dei beni essenziali cresce più dei redditi e torna a comprimere i bilanci delle famiglie britanniche. È quanto emerge dall’Income Tracker di Asda relativo ad agosto 2026, elaborato dal Centre for Economics and Business Research, che misura la somma disponibile ogni settimana dopo il pagamento delle imposte e delle spese indispensabili.
In media, alle famiglie restano 260 sterline a settimana: 1,41 sterline in meno rispetto a luglio, ma 8,59 in più rispetto a un anno prima. La crescita annua del reddito disponibile si è però fermata al 3,4%, il ritmo più debole da marzo e il secondo rallentamento mensile consecutivo.
La pressione arriva soprattutto dalle spese essenziali, aumentate del 3,9% su base annua, contro una crescita dei redditi lordi del 3,8%. Secondo il rapporto, una famiglia media dispone di 1.092 sterline a settimana, delle quali 671 sono assorbite dai beni e servizi essenziali e 161 dalle imposte.
Il dato medio nasconde differenze profonde. Per le famiglie nella fascia di reddito più bassa, le entrate nette non bastano a coprire le spese indispensabili: il divario raggiunge 75 sterline a settimana ed è cresciuto rispetto ad agosto 2025. È l’unica fascia per la quale la situazione è peggiorata nell’arco dell’anno, nonostante l’aumento dei redditi lordi.
A pesare sono in particolare trasporti, abitazione ed energia. L’inflazione britannica è salita al 3,1% in agosto, dal 2,9% di luglio, mentre i prezzi dei trasporti sono aumentati del 4,6% su base annua. Il rincaro dei carburanti per i veicoli ha raggiunto il 23% e quello del gasolio da riscaldamento il 64,6%.
All’estremo opposto, le famiglie nella fascia di reddito più alta conservano in media 934 sterline a settimana dopo le spese essenziali, 27,91 in più rispetto a un anno fa. Il diverso peso dei costi abitativi sui bilanci contribuisce ad ampliare la distanza tra i gruppi.
Per Pushpin Singh, economista del Cebr, l’inflazione resta il principale rischio per la capacità di spesa delle famiglie nei prossimi mesi. L’istituto prevede che rimanga sopra il 3% nell’immediato e segnala che un’ulteriore pressione sui prezzi potrebbe ridurre ancora le risorse destinate agli acquisti non essenziali.



















