l settore alimentare italiano ha attratto 4 miliardi di euro di investimenti di private equity tra il 2021 e il 2025, attraverso 133 operazioni realizzate da 64 operatori. È quasi la metà dei 9 miliardi investiti nella filiera dal 2000 e oltre la metà delle 261 operazioni concluse nell’intero periodo, secondo i dati AIFI-PwC richiamati nella ricerca Numeri e bollicine – Private capital e aggregazioni nel settore alimentare.
La crescita degli ultimi cinque anni racconta il ruolo assunto dai fondi nei processi di aggregazione dell’industria alimentare, dove l’acquisizione di più aziende attive nello stesso segmento può contribuire alla costruzione di gruppi di maggiori dimensioni. Per valutare come proseguirà questa tendenza occorre però guardare anche all’andamento più recente del mercato dei capitali privati, che nel primo semestre 2026 presenta segnali meno uniformi.
Secondo l’ultima analisi AIFI-PwC, gli investimenti complessivi di private equity e venture capital in Italia si sono attestati a 5,1 miliardi di euro, il 2% in meno rispetto alla prima metà del 2025, mentre il numero delle operazioni è sceso del 21%, da 370 a 291. La tenuta degli importi è legata soprattutto alle acquisizioni di grandi dimensioni: sette operazioni hanno superato i 150 milioni di euro, contro le cinque dello stesso periodo dello scorso anno.
Al di sotto di quella soglia, gli investimenti sono passati da 2,7 a circa 2,1 miliardi di euro. Anche il capitale destinato all’espansione delle imprese si è ridotto, fermandosi a 92 milioni di euro distribuiti su 13 operazioni. Sono dati relativi all’intero mercato, che il rapporto semestrale non suddivide in modo da isolare la componente agrifood, ma che delineano il contesto nel quale si muovono anche le aziende alimentari interessate ad aprire il capitale o a partecipare a operazioni di aggregazione.
A pesare sulle prospettive è inoltre la contrazione della raccolta dei fondi, scesa del 60% a 674 milioni di euro nel semestre. Il buyout resta la componente principale per valore, con 3,3 miliardi di euro investiti, pari al 65% del totale, nonostante il numero delle operazioni sia diminuito a 69. Dopo un quinquennio di forte crescita nell’agrifood, l’evoluzione dei prossimi mesi dipenderà dunque anche dalla capacità degli operatori di raccogliere nuove risorse e di finanziare operazioni oltre quelle di maggiore dimensione.



















