Per Albertsons utili giù del 69% e vendite in calo. Il gruppo rivede la strategia e chiede 9,3 miliardi a Kroger

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Albertsons Companies chiude il secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2026 con ricavi sostanzialmente stabili, utili in forte contrazione e vendite comparabili in diminuzione, annunciando una revisione complessiva delle proprie attività per recuperare competitività e migliorare la redditività. Il gruppo statunitense della distribuzione alimentare ha registrato, nelle dodici settimane terminate il 12 settembre, un fatturato di 18,89 miliardi di dollari, in flessione dello 0,1% rispetto ai 18,92 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, mentre le vendite a parità di perimetro sono diminuite dello 0,8%.

Più marcato il deterioramento della redditività, con un utile netto sceso da 168,5 a 51,5 milioni di dollari, pari a una contrazione del 69,4%, e un utile per azione passato da 0,30 a 0,11 dollari. L’utile netto rettificato si è attestato a 179 milioni, contro i 248,4 milioni del secondo trimestre 2025, mentre l’Ebitda rettificato è diminuito da 848,4 a 784 milioni di dollari, con un’incidenza sui ricavi passata dal 4,5% al 4,1%.

A sostenere l’attività commerciale sono stati soprattutto il comparto farmaceutico e le vendite digitali, queste ultime cresciute dell’11%, mentre il maggiore fatturato dei carburanti ha parzialmente compensato la debolezza delle vendite comparabili. Il margine lordo è sceso dal 27% al 26,8%, risentendo dell’aumento dei costi di consegna e movimentazione legati allo sviluppo dell’e-commerce e delle maggiori perdite inventariali. Le spese commerciali e amministrative hanno raggiunto il 25,6% dei ricavi, rispetto al 25,4% dell’anno precedente.

Di fronte a questi risultati, l’amministratrice delegata Susan Morris ha annunciato l’avvio di una revisione strategica dell’intero gruppo, sottolineando che le prestazioni del trimestre, pur in linea con le aspettative aggiornate, non riflettono il reale potenziale di Albertsons. L’obiettivo è semplificare l’organizzazione, rendere più rapidi i processi decisionali, ridurre una struttura dei costi giudicata non più sostenibile e destinare parte dei risparmi a iniziative capaci di offrire maggiore valore ai clienti.

Il programma si inserisce nel percorso di riorganizzazione ACI Edge, presentato a luglio, che ha già comportato il raggruppamento delle undici divisioni operative in quattro regioni e la centralizzazione delle attività commerciali relative ai prodotti dei reparti centrali dei supermercati. La revisione riguarderà anche la strategia commerciale, le insegne, i mercati presidiati, il patrimonio aziendale e le priorità di investimento. In attesa di completare questa analisi, Albertsons ha deciso di sospendere le previsioni economico-finanziarie per il 2026, rinviando la presentazione di un nuovo piano di rilancio alla comunicazione dei risultati del quarto trimestre, mentre un incontro con gli investitori è previsto nella primavera del 2027.

A complicare il quadro si aggiunge il contenzioso con Kroger, al quale Albertsons chiede oltre 9,3 miliardi di dollari di risarcimento per il fallimento della fusione da 24,6 miliardi, bloccata nel dicembre 2024 dopo l’intervento delle autorità antitrust statunitensi. Il procedimento giudiziario, con un’udienza prevista della durata di due settimane, dovrebbe prendere il via entro ottobre. Albertsons accusa Kroger di non aver rispettato gli impegni contrattuali per ottenere l’autorizzazione all’operazione, in particolare per quanto riguarda la disponibilità a modificare il piano di cessione dei supermercati. La richiesta comprende anche una penale contrattuale di 600 milioni di dollari e 75 milioni di spese, oltre alle altre somme rivendicate e agli interessi.

Kroger respinge le accuse e contesta qualsiasi responsabilità economica, sostenendo che l’approvazione delle autorità non sarebbe stata possibile senza superare il limite concordato di 650 negozi da cedere. Il gruppo afferma inoltre di aver investito oltre un miliardo di dollari nel tentativo di completare l’acquisizione e accusa Albertsons di aver collaborato con C&S Wholesale Grocers, individuata come acquirente di parte dei punti vendita, per sollecitare ulteriori dismissioni. La controversia ha già un riflesso sui conti di Albertsons, che nel secondo trimestre ha registrato costi legati alla fusione fallita per 35,3 milioni di dollari, contro i 19 milioni dell’anno precedente.

Sul fronte degli investimenti, nelle prime 28 settimane dell’esercizio il gruppo ha destinato circa 900 milioni di dollari soprattutto alla ristrutturazione di 38 punti vendita, all’apertura di sette nuovi negozi e al potenziamento delle piattaforme tecnologiche e digitali. Albertsons gestisce attualmente 2.240 punti vendita negli Stati Uniti, attraverso 22 insegne tra cui Safeway, Vons e Jewel-Osco, oltre a 1.709 farmacie interne, 408 distributori di carburante, 22 centri distributivi e 19 stabilimenti produttivi. La sfida sarà ora recuperare redditività e competitività in un mercato sempre più complesso, mentre resta aperta una battaglia giudiziaria miliardaria con uno dei principali concorrenti della distribuzione americana.

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