Esportazioni in crescita per il caffè brasiliano ma i ricavi calano del 7,1%. L’Italia è il terzo mercato di destinazione

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Le esportazioni brasiliane di caffè tornano a crescere a settembre, ma l’aumento dei volumi spediti non si traduce in un miglioramento dei ricavi, che continuano a risentire della flessione delle quotazioni internazionali e dei cambiamenti nella composizione dell’offerta. Secondo i dati diffusi dal Consiglio degli esportatori di caffè del Brasile (Cecafé), nel mese sono stati esportati 3,894 milioni di sacchi da 60 chilogrammi, con un incremento del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il fatturato generato dalle vendite all’estero è diminuito del 7,1%, attestandosi a 1,282 miliardi di dollari.

La ripresa delle spedizioni è stata favorita soprattutto dalla maggiore disponibilità di prodotto proveniente dal nuovo raccolto e dalla normalizzazione dei flussi commerciali verso gli Stati Uniti, dopo una fase caratterizzata dalle incertezze legate alla politica tariffaria americana. Il mercato statunitense ha registrato un recupero particolarmente significativo, con 625.192 sacchi di caffè brasiliano importati a settembre, pari a un incremento dell’86,4% su base annua.

Il miglioramento dei volumi mensili non modifica tuttavia il quadro complessivo dei primi nove mesi dell’anno. Tra gennaio e settembre, il Brasile ha esportato 29,095 milioni di sacchi, un quantitativo sostanzialmente stabile rispetto al corrispondente periodo del 2025, con una lieve contrazione dello 0,2%. Più marcata la riduzione dei ricavi, scesi dell’8,6% a 10,113 miliardi di dollari, evidenziando una diminuzione del valore medio delle esportazioni.

A incidere sull’andamento economico sono diversi fattori, a cominciare dal ridimensionamento delle quotazioni internazionali del caffè. A questo si aggiungono le caratteristiche qualitative dei primi lotti di arabica del nuovo raccolto, penalizzati dalle piogge, e il crescente peso delle varietà canéfora, che comprendono conilon e robusta e presentano generalmente prezzi medi inferiori rispetto all’arabica.

Proprio il canéfora rappresenta uno degli elementi più dinamici dell’export brasiliano. Nei primi nove mesi del 2026, le spedizioni di questa tipologia hanno raggiunto 5,162 milioni di sacchi, registrando una crescita del 68,3% rispetto all’anno precedente. Un incremento che conferma il rafforzamento del segmento nella struttura produttiva e commerciale del principale Paese esportatore mondiale di caffè, pur contribuendo a modificare il valore medio delle forniture destinate ai mercati internazionali.

Sul fronte delle destinazioni, gli Stati Uniti sono tornati a occupare il primo posto tra gli acquirenti di caffè brasiliano, superando la Germania, che si colloca in seconda posizione. Particolarmente significativo anche il risultato dell’Italia, terzo mercato di destinazione, con 2,597 milioni di sacchi importati tra gennaio e settembre, in aumento dell’11,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il dato italiano conferma la rilevanza del Brasile per l’approvvigionamento dell’industria nazionale della torrefazione, in un contesto nel quale l’evoluzione dei prezzi e la disponibilità delle diverse varietà continuano a influenzare le strategie di acquisto degli operatori. Per il settore brasiliano, la sfida dei prossimi mesi sarà invece consolidare la ripresa dei volumi esportati e recuperare valore sui mercati esteri, dopo nove mesi caratterizzati da una sostanziale tenuta delle quantità ma da una contrazione significativa del fatturato.

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