Gli attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione dei supermercati europei hanno raggiunto anche l’Italia, mettendo in evidenza le vulnerabilità delle infrastrutture digitali utilizzate dalla grande distribuzione per garantire la conservazione degli alimenti. In Sicilia, diversi punti vendita, tra cui alcuni supermercati Coop nelle province di Palermo e Catania, sono stati colpiti da intrusioni nei sistemi di controllo dei banchi frigoriferi, con alterazioni delle temperature e conseguenti danni ai prodotti. La Polizia Postale sta indagando per ricostruire l’origine degli attacchi e accertare eventuali collegamenti con gli episodi registrati in altri Paesi europei.
La situazione ha richiamato l’attenzione del Governo, che ha convocato per oggi, 3 novembre, una riunione a Palazzo Chigi, coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con i vertici dell’intelligence e dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Quest’ultima ha intensificato il monitoraggio, invitando gli operatori della distribuzione e della filiera del freddo a rafforzare le misure di protezione.
Sui rischi interviene Amir Preminger, Chief Technology Officer di Claroty, società specializzata nella sicurezza dei sistemi cyber-fisici, secondo il quale la nuova ondata di attacchi dimostra come i criminali informatici stiano prendendo sempre più di mira infrastrutture e servizi essenziali, con conseguenze che possono estendersi ben oltre il settore alimentare. Sistemi analoghi a quelli utilizzati nei supermercati sono infatti presenti anche negli ospedali, nell’industria farmaceutica e nei data center.
Uno dei principali elementi di vulnerabilità riguarda la connessione diretta a Internet dei dispositivi che controllano gli impianti frigoriferi. Una soluzione che facilita la manutenzione da remoto, ma che può offrire agli hacker punti di accesso alle reti aziendali. Claroty raccomanda quindi di utilizzare VPN, sistemi di autenticazione avanzati e strumenti di monitoraggio degli accessi, evitando di lasciare i dispositivi direttamente esposti alla rete pubblica.
A complicare ulteriormente il quadro è l’intelligenza artificiale, che consente ai cybercriminali di individuare e sfruttare le vulnerabilità con tempi e costi notevolmente ridotti. Una ricerca del Team82 di Claroty ha dimostrato che, attraverso strumenti di AI, è possibile riprodurre vulnerabilità già individuate nei sistemi di refrigerazione e ottenere privilegi di amministrazione su un dispositivo di laboratorio in appena 28 minuti, con una spesa di circa 6 dollari.
Secondo Preminger, il semplice aggiornamento dei software non è più sufficiente per contrastare minacce di questa portata. Molti retailer, inoltre, non dispongono di una conoscenza completa dei dispositivi collegati alle proprie reti informatiche e industriali, anche perché gli impianti vengono spesso configurati e gestiti da fornitori esterni.
Da qui la necessità di una collaborazione più stretta tra distributori, produttori di apparecchiature e partner tecnologici, verificando la presenza di firewall, modificando le password predefinite e separando adeguatamente i sistemi di controllo dalle altre reti aziendali. L’obiettivo è evitare che un’intrusione informatica possa trasformarsi in un’interruzione della catena del freddo, con ripercussioni economiche e rischi per la conservazione degli alimenti.



















