Agroalimentare a quota 89 miliardi di valore aggiunto, l’Italia guida l’Europa nonostante il calo degli occupati

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L’agricoltura italiana chiude il 2025 con risultati contrastanti ma nel complesso positivi: cresce il valore della produzione, migliora la redditività e si rafforza il peso dell’agroalimentare nell’economia nazionale, mentre l’occupazione registra una lieve flessione. È il quadro che emerge dai Conti economici dell’agricoltura diffusi dall’Istat.

Nel 2025 il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha generato un valore della produzione pari a 80,1 miliardi di euro, in aumento del 3,9% rispetto ai 77,1 miliardi del 2024. La crescita è stata favorita soprattutto dall’incremento dei prezzi (+3,6%), mentre i volumi sono aumentati dello 0,3%. Il valore aggiunto è salito a 46,6 miliardi di euro, contro i 44,2 miliardi dell’anno precedente.

L’agricoltura in senso stretto ha prodotto 75,2 miliardi di euro, in crescita del 4,2%, mentre il valore aggiunto agricolo ha raggiunto i 43,1 miliardi di euro (+5,9%). Grazie a questi risultati, l’Italia si conferma il Paese dell’Unione Europea con il più alto valore aggiunto agricolo.

Anche il sistema agroalimentare, che comprende agricoltura, silvicoltura, pesca e industria alimentare, ha registrato un progresso significativo. Il valore aggiunto complessivo è salito a 89 miliardi di euro dagli 83,4 miliardi del 2024, con una crescita in volume dello 0,7%. La quota dell’agroalimentare sull’economia nazionale è passata dal 4,2% al 4,4%.

Tra le produzioni agricole si distinguono l’olio d’oliva, che ha registrato un incremento dei volumi del 9,6%, i cereali (+4,1%) e il vino (+2,9%). L’olio ha beneficiato di condizioni climatiche più favorevoli, mentre il vino ha trovato sostegno soprattutto nelle regioni del Centro-Sud e in alcune aree del Nord. Positivo anche il comparto florovivaistico (+1,5%).

In difficoltà invece la frutta, che ha visto diminuire i volumi del 7,3%, oltre ai legumi secchi (-3,2%), alle coltivazioni industriali (-1,9%), ai foraggi (-1,3%) e agli agrumi (-1,0%). Gli ortaggi hanno mantenuto volumi sostanzialmente stabili, ma hanno registrato una contrazione del valore del 5,8% a causa del calo dei prezzi.

Risultati particolarmente brillanti arrivano dalla zootecnia. Gli allevamenti hanno mantenuto invariati i volumi ma hanno beneficiato di un forte aumento dei prezzi (+9,8%), che ha spinto il valore della produzione a oltre 25 miliardi di euro, il livello più elevato mai raggiunto dal comparto. I rincari più consistenti hanno riguardato le carni bovine (+19,9%), le carni avicole (+15,5%), le uova (+15,4%) e il latte (+8,7%).

Sul fronte dei costi, i consumi intermedi dell’agricoltura hanno superato i 32 miliardi di euro, con una crescita dell’1,9% in valore. Le principali voci di spesa restano mangimi (8,2 miliardi), energia (4,7 miliardi), sementi (2,3 miliardi) e concimi (2,1 miliardi).

L’occupazione, misurata in unità di lavoro, è diminuita dello 0,5%. Il calo dei lavoratori indipendenti (-2,2%) non è stato compensato dall’aumento dei dipendenti (+2,3%). In crescita invece i redditi da lavoro (+1%) e gli investimenti fissi lordi, aumentati del 5,3% in valore e del 4,8% in volume.

A livello territoriale il Sud è stata l’area più dinamica per crescita del valore aggiunto (+1,8%), mentre nel Nord-Ovest l’andamento positivo è stato sostenuto soprattutto da Liguria e Valle d’Aosta. La Liguria si è distinta in particolare per la forte espansione delle attività di supporto all’agricoltura.

Nel confronto europeo, l’Italia occupa il quarto posto per valore della produzione agricola con 73,6 miliardi di euro, dietro Francia (90,8 miliardi), Germania (78,7 miliardi) e Spagna (73,9 miliardi). Rimane però al primo posto per valore aggiunto agricolo con 42,5 miliardi di euro, pari al 16,9% del totale dell’Unione Europea, confermando il ruolo centrale del settore primario italiano nello scenario continentale.

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