Nuovo arretramento per il comparto non alimentare della grande distribuzione francese. Secondo le rilevazioni di Circana, nel mese di maggio 2026 le vendite di prodotti non food negli ipermercati e supermercati hanno registrato una flessione dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una perdita di fatturato pari a 98,6 milioni di euro.
Si tratta di uno dei peggiori risultati degli ultimi mesi per un settore che continua a risentire delle scelte di contenimento della spesa da parte delle famiglie francesi. L’aumento dei costi energetici, il rincaro dei carburanti e il persistente clima inflazionistico stanno infatti spingendo i consumatori a concentrare gli acquisti sui beni essenziali, penalizzando le categorie considerate meno prioritarie.
L’analisi evidenzia un calo diffuso in tutti i principali segmenti del non alimentare. Le performance più negative riguardano il comparto casa e quello del giardinaggio e degli articoli per animali domestici, entrambi in flessione di quasi il 12%. Un dato che sorprende soprattutto per il settore garden, tradizionalmente favorito dall’arrivo della stagione primaverile e dall’aumento delle attività all’aperto.
In territorio negativo anche il tessile e la pelletteria, che registrano una contrazione dell’8%, mentre il comparto cultura arretra del 6%. Più contenuto il calo nel segmento sport, giochi e tempo libero, che limita le perdite allo 0,9%, confermandosi il settore più resiliente all’interno del panorama non food.
Secondo Circana, il risultato di maggio rappresenta un ulteriore segnale delle difficoltà che stanno attraversando le categorie non alimentari nella distribuzione moderna. Dopo mesi di rallentamento, la contrazione delle vendite continua infatti ad accentuarsi, mettendo sotto pressione i margini degli operatori e riducendo il contributo del non food ai risultati complessivi della grande distribuzione.
Il dato mensile si inserisce inoltre in una tendenza negativa più ampia che, nei primi cinque mesi del 2026, ha già determinato una perdita cumulata di quasi 314 milioni di euro di fatturato per il comparto. Un quadro che conferma come il recupero dei consumi discrezionali resti ancora lontano e fortemente condizionato dall’evoluzione del potere d’acquisto delle famiglie.



















