Le prospettive di una maggiore disponibilità di materie prime agricole continuano a influenzare i mercati internazionali. Secondo l’ultima analisi di Areté, nei primi giorni di giugno si è registrato un significativo ribasso delle quotazioni del caffè e dell’olio di cocco, sostenuto soprattutto dall’incremento dell’offerta e dal miglioramento delle prospettive produttive nei principali Paesi esportatori.
Sul mercato del caffè, le quotazioni delle varietà arabica e robusta sulla borsa ICE hanno evidenziato una flessione rispettivamente del 9% e del 4% nella prima decade di giugno. Il confronto con l’inizio dell’anno mostra un calo ancora più marcato: l’arabica perde il 29%, mentre la robusta arretra del 19%.
La diminuzione più accentuata dell’arabica ha ridotto il differenziale di prezzo rispetto alla robusta. Nei primi dieci giorni di giugno il premio dell’arabica si è attestato in media a 98 centesimi di dollaro per libbra, in diminuzione del 19% rispetto a maggio e al livello più basso dall’inizio del 2025.
Alla base della fase ribassista vi sono le aspettative di un raccolto particolarmente abbondante in Brasile, principale produttore mondiale di caffè arabica. Gli operatori stimano una produzione compresa tra 47 e 50 milioni di sacchi, oltre il 20% in più rispetto al raccolto dello scorso anno. A sostenere le rese sono state condizioni climatiche favorevoli e l’espansione delle superfici coltivate nelle principali aree produttive.
Anche il mercato dell’olio di cocco continua a mostrare segnali di debolezza. A Rotterdam le quotazioni hanno registrato un calo medio del 7% a maggio, seguito da un ulteriore ribasso del 9% nei primi giorni di giugno.
Secondo Areté, il fattore determinante è il progressivo recupero dell’offerta di oli laurici. Le esportazioni dalle Filippine, uno dei principali produttori mondiali, hanno infatti raggiunto ad aprile i livelli più elevati degli ultimi tre anni, contribuendo alla ricostituzione delle scorte e alla diminuzione dei prezzi sia dell’olio sia della copra nei mercati di origine.
Permangono tuttavia elementi di incertezza legati alla situazione nello Stretto di Hormuz, che potrebbe incidere sui costi logistici e sostenere indirettamente le quotazioni degli oli vegetali concorrenti attraverso eventuali rialzi del petrolio.
Nella seconda parte dell’anno gli operatori guardano inoltre all’evoluzione del fenomeno El Niño. Una riduzione delle precipitazioni nel Sud-est asiatico potrebbe riportare tensioni sui prezzi a partire dall’autunno, mentre gli effetti più significativi sulla produzione sono attesi nel corso del 2027, quando eventuali periodi di siccità potrebbero tradursi in una minore disponibilità di materia prima sul mercato.



















