Nel mese di marzo 2026 il commercio estero italiano verso i paesi extra Ue conferma una dinamica positiva, con una crescita congiunturale sia delle esportazioni sia delle importazioni, ma con implicazioni rilevanti anche per il settore agroalimentare, che rientra principalmente nei beni di consumo non durevoli.
Nel dettaglio, secondo i dati diffusi da Istat, l’export registra un aumento del 3,1% su base mensile, sostenuto soprattutto dall’energia ma anche da una crescita del 4,3% dei beni di consumo non durevoli, categoria in cui si collocano prodotti alimentari, bevande e trasformati, a conferma di una domanda internazionale ancora resiliente.
Sul fronte delle importazioni, invece, si osserva un calo proprio dei beni di consumo non durevoli (-8,4%), un dato che può essere letto come una minore dipendenza dall’estero per alcune filiere alimentari o come effetto di dinamiche di prezzo e approvvigionamento.
Guardando al primo trimestre dell’anno, l’export complessivo cresce del 4,6%, trainato in particolare dai beni intermedi e strumentali, ma anche l’agroalimentare contribuisce alla tenuta del sistema grazie alla sua componente anticiclica e alla forte presenza sui mercati internazionali.
Su base annua, a marzo le esportazioni aumentano del 4,5%, con un contributo positivo anche dei beni di consumo non durevoli (+1,9%), segnale di una crescita più moderata rispetto ad altri comparti ma comunque significativa in un contesto globale complesso.
Dal lato geografico, emergono opportunità e criticità per le imprese agroalimentari italiane: crescono in modo marcato le vendite verso Svizzera e Cina, mercati ad alto valore aggiunto per il food italiano, mentre risultano in calo le esportazioni verso aree come MERCOSUR e Turchia, che rappresentano sbocchi importanti per alcune filiere.
Sul fronte delle importazioni, l’aumento degli acquisti dagli Stati Uniti e da alcuni paesi OPEC riflette soprattutto dinamiche legate all’energia, ma può avere effetti indiretti sui costi di produzione dell’industria alimentare, in particolare per logistica e trasformazione.
Il saldo commerciale resta ampiamente positivo per i prodotti non energetici, con un avanzo di oltre 9,6 miliardi di euro, un dato che evidenzia la solidità dell’export manifatturiero e, al suo interno, anche del comparto agroalimentare, tradizionalmente tra i più performanti.
Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un settore agroalimentare che continua a sostenere l’export italiano, pur in un contesto caratterizzato da forti oscillazioni legate all’energia e ai beni intermedi. La crescita resta dunque selettiva e legata alla capacità delle imprese di presidiare i mercati a maggiore valore aggiunto, mantenendo competitività lungo tutta la filiera.

















