Export alimentare in crescita: il Made in Italy regge sui mercati esteri

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L’export italiano continua a crescere anche nel marzo 2026, ma per il settore alimentare il quadro appare più moderato rispetto ai comparti trainanti come metalli, automotive ed elettronica. È quanto emerge dai dati Istat sul commercio con l’estero e sui prezzi all’importazione, che mostrano comunque segnali positivi per i beni di consumo non durevoli, categoria nella quale rientrano anche alimentari e bevande.

Nel dettaglio, a marzo le esportazioni italiane sono aumentate del 7,4% in valore su base annua e del 4,2% in volume, mentre le importazioni sono cresciute dell’8% in valore e del 9,1% in volume. Su base trimestrale, tra gennaio e marzo, l’export registra un incremento del 4% rispetto al trimestre precedente.

Per l’alimentare il dato più rilevante riguarda proprio i beni di consumo non durevoli, che comprendono prodotti alimentari, bevande e tabacco. Le esportazioni del comparto segnano un aumento tendenziale del 4%, mentre sul fronte import il dato evidenzia una flessione del 2% su base annua.

L’andamento suggerisce una tenuta della domanda internazionale per il food italiano, soprattutto nei mercati europei, dove l’export complessivo cresce del 9,6%, contro il +5,1% dell’area extra Ue. Francia, Germania e Spagna si confermano tra i principali motori della crescita delle vendite italiane all’estero, con aumenti rispettivamente del 9,2%, 8% e 12,6%. Crescono anche le esportazioni verso la Cina (+23,9%).

Nel panorama dei settori industriali, l’alimentare non figura tra quelli con il maggiore contributo alla crescita dell’export, dominata invece da metalli, prodotti petroliferi raffinati, autoveicoli ed elettronica. Tuttavia il comparto mantiene un andamento positivo e stabile, confermando il ruolo difensivo del Made in Italy agroalimentare in una fase di rallentamento internazionale.

Sul fronte dei prezzi, l’Istat segnala un aumento dei prezzi all’import del 2,5% su base mensile, con una sostanziale stabilità su base annua (+0,1%). Per i beni di consumo, dove rientra l’alimentare, i prezzi all’import crescono dello 0,3% rispetto a febbraio ma risultano in calo dell’1,7% rispetto a marzo 2025.

L’istituto evidenzia inoltre che i rialzi dei prezzi all’import sono legati soprattutto all’energia e ai beni intermedi, in particolare ai metalli, mentre per l’industria alimentare il quadro resta più contenuto rispetto ad altri comparti manifatturieri.

Nel complesso, il commercio estero italiano continua dunque a mostrare segnali di vitalità, con un avanzo commerciale stabile a 4,7 miliardi di euro nel mese di marzo e un surplus di 10,8 miliardi nel primo trimestre 2026. In questo scenario il food conferma una crescita meno brillante rispetto ai settori industriali più dinamici, ma continua a rappresentare una componente stabile e strategica dell’export nazionale.

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