L’industria alimentare UK boccia la manovra del governo: «Nessun intervento contro il caro prezzi»

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La manovra economica del governo britannico non offre risposte alle difficoltà dell’industria alimentare e rischia di indebolire ulteriormente la competitività delle imprese nazionali, senza produrre benefici significativi per i consumatori. È la posizione espressa dalla Food and Drink Federation (FDF), l’associazione che rappresenta i produttori di alimenti e bevande del Regno Unito, attraverso le dichiarazioni della direttrice generale Karen Betts, che ha criticato le misure annunciate dal governo e la mancata attenzione alle esigenze del settore.

«Questa manovra non offre nulla per alleviare le pressioni a cui sono sottoposti i produttori di alimenti e bevande», ha dichiarato Betts, contestando in particolare la decisione di eliminare i dazi su alcuni prodotti agroalimentari importati. Secondo la federazione, il provvedimento non avrà effetti significativi sui prezzi al consumo, mentre rischia di penalizzare gli stabilimenti britannici e i loro lavoratori, già alle prese con costi di produzione molto elevati e con la concorrenza internazionale.

La FDF ritiene che l’industria alimentare dovrebbe occupare una posizione centrale nella strategia governativa per la crescita economica e la reindustrializzazione del Paese. Al contrario, secondo Betts, il comparto continua a essere considerato marginale nelle scelte di politica economica, nonostante il suo contributo all’occupazione e alla prosperità delle diverse regioni britanniche.

Particolarmente critica è la situazione sul fronte energetico. La federazione sottolinea che i costi dell’energia sostenuti dalle imprese alimentari britanniche sono doppi rispetto alla media europea, una differenza che compromette la capacità di investimento e rende più difficile competere con i produttori esteri. A questo si aggiunge un quadro normativo giudicato eccessivamente complesso, che contribuisce a indirizzare nuovi investimenti verso altri mercati.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la decisione del governo di non estendere alle imprese alimentari e delle bevande i sostegni energetici previsti per altri comparti manifatturieri. Una scelta che, secondo la FDF, priva il settore di strumenti importanti per affrontare l’attuale pressione sui costi e rafforzare la propria competitività.

«I nostri costi energetici sono il doppio della media europea e questo sta colpendo investimenti, occupazione e crescita», ha ribadito Betts, evidenziando come le difficoltà delle imprese rischino di ripercuotersi sull’intera filiera agroalimentare.

La federazione contesta quindi l’impostazione complessiva della manovra, sostenendo che il contenimento del costo della vita richiederebbe interventi anche sulle condizioni operative dell’industria alimentare, anziché concentrarsi esclusivamente sulla riduzione delle barriere commerciali. «Se il governo è seriamente intenzionato ad affrontare il costo della vita, ci sono molte cose che potrebbe fare. Ma oggi ha scelto chiaramente di non fare nulla», ha concluso Betts.

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