Paraguay, da mercato a piattaforma: la nuova geografia industriale del Mercosur passa da qui

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Con l’avanzamento dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur, il Paraguay sta assumendo un ruolo che va ben oltre quello di semplice mercato di sbocco. Per molte imprese europee – e in particolare italiane – può diventare una vera piattaforma produttiva, fiscale e logistica da cui servire in modo efficiente Brasile, Argentina, Uruguay e lo stesso mercato interno.
Il vantaggio competitivo nasce da una combinazione rara: accesso al blocco Mercosur, costi operativi contenuti, un sistema normativo sempre più affidabile e, soprattutto, il regime di maquila, che rappresenta oggi uno degli strumenti più interessanti per chi valuta una presenza industriale in America Latina.

Non è un caso che questi temi saranno al centro dell’intervento di Nahuel Pianarosa, direttore commerciale del Grupo Vierci, durante TuttoFood Milano 2026, nella Cibus Link Hall. Pianarosa offrirà una lettura diretta e operativa di questo modello, sottolineando come il Paraguay non sia solo una porta sul Mercosur, ma un hub potenziale per l’intero continente.

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Il regime di maquila, disciplinato dalla Legge 1064/97, consente a un’impresa straniera di operare direttamente in Paraguay o attraverso partner locali per attività di trasformazione, assemblaggio, lavorazione o miglioramento di beni destinati all’esportazione.
L’elemento chiave è la possibilità di importare temporaneamente materie prime, semilavorati, macchinari e beni strumentali senza dazi né imposte doganali, a condizione che il prodotto finale venga riesportato. Un meccanismo che riduce drasticamente il capitale immobilizzato e aumenta la flessibilità operativa.
A rafforzare ulteriormente l’attrattività del sistema è la fiscalità: il regime prevede un’imposta unica dell’1%, applicata al valore della fattura del servizio di maquila o dell’export (considerando il maggiore tra i due). Per un produttore alimentare italiano, questo apre la strada a numerose applicazioni concrete: confezionamento, porzionatura, lavorazioni intermedie, adattamento dei prodotti ai mercati locali o regionali.

Uno degli aspetti più strategici riguarda le regole d’origine. Il Paraguay può beneficiare di requisiti relativamente favorevoli: è sufficiente un contenuto regionale del 40%, mentre il restante 60% può provenire da Paesi extra-area.
Questo significa che un’azienda italiana può importare ingredienti, know-how o componenti dall’Europa, completare parte del processo produttivo in Paraguay e ottenere un prodotto qualificato come origine Mercosur. Una volta certificato, il bene può circolare nel blocco con vantaggi tariffari, migliorando sensibilmente la competitività sui grandi mercati, in primis Brasile e Argentina.

Negli ultimi anni il Paraguay ha costruito un ambiente normativo sempre più favorevole agli investitori esteri. La Legge 117/91 garantisce parità di trattamento tra investitori locali e internazionali, tutela della proprietà privata, libertà valutaria e piena possibilità di rimpatrio di capitali, utili e royalties.
A questo si affianca la Legge 5542/2015, che introduce un sistema di garanzie sugli investimenti, tra cui la stabilità dell’imposta sul reddito fino a 10, 15 o 20 anni a seconda dell’entità dell’investimento. Un elemento particolarmente rilevante per progetti industriali di medio-lungo periodo.

Stabilità macroeconomica e credibilità internazionale

Il contesto macroeconomico rafforza ulteriormente questa traiettoria. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Paraguay ha registrato una crescita del PIL reale del 4,2% nel 2024 e del 3,8% nel 2025, accompagnata da inflazione contenuta, sistema bancario solido e un livello di rischio sovrano considerato basso.
Anche il miglioramento del rating Paese conferma questa evoluzione: il raggiungimento dell’investment grade da parte di Moody’s e Standard & Poor’s segnala una crescente affidabilità del sistema economico, rendendo il Paese più prevedibile e interessante per investimenti industriali strutturati.

Energia: un vantaggio competitivo concreto

Uno degli elementi meno raccontati, ma decisivi, è il costo dell’energia. Il Paraguay dispone di una produzione elettrica quasi interamente idroelettrica, sostenuta dalle grandi dighe di Itaipú e Yacyretá.
Il Paese produce più energia di quanta ne consumi e questo surplus si traduce in tariffe particolarmente competitive: circa 0,053 dollari per kWh per le imprese, contro una media globale superiore a 0,16 dollari.
Per l’industria alimentare, si tratta di un fattore determinante. Attività come refrigerazione, surgelazione, trasformazione, imbottigliamento o packaging sono fortemente energivore. Se combinate con il regime di maquila, le basse tariffe elettriche contribuiscono a creare una piattaforma industriale estremamente efficiente.

Resta però un aspetto operativo da considerare: la qualità e la continuità della rete possono variare a seconda delle aree. Per questo, la scelta della localizzazione deve tenere conto non solo del costo dell’energia, ma anche della stabilità della fornitura e della prossimità alle principali direttrici logistiche verso Brasile e Argentina.

Il vero valore del Paraguay risiede nella sua funzione di piattaforma. Non è un mercato paragonabile per dimensioni a Brasile o Argentina, ma proprio per questo offre maggiore gestibilità come base iniziale per progetti industriali, test di mercato e strategie di riesportazione.
Per le imprese italiane, la chiave è un approccio graduale: avviare una presenza produttiva leggera, spesso in partnership con operatori locali, mantenendo in Italia il cuore qualitativo e identitario del prodotto.

Conclusioni

Il Paraguay non è la soluzione per ogni tipo di delocalizzazione, ma rappresenta un’opportunità concreta per progetti selettivi: lavorazioni intermedie, packaging, assemblaggio, adattamento prodotto e piattaforme di export verso il Mercosur.
La combinazione tra accordo UE-Mercosur e regime di maquila crea una leva strategica potente, a condizione che venga gestita con controllo diretto su qualità, logistica, compliance e posizionamento di marca.
Questo scenario sarà approfondito anche durante TuttoFood Milano 2026, dove il Paraguay e, più in generale, il Sud America saranno protagonisti di un confronto sempre più concreto con l’industria europea.


L’analisi è stata sviluppata dai manager di Food Retail Italia, realtà attiva tra Europa e America Latina, impegnata nello sviluppo di relazioni tra industria e distribuzione e nel supporto operativo alle aziende italiane nei mercati internazionali.

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