Dazi e tensioni commerciali cambiano la spesa dei consumatori e le strategie della grande distribuzione internazionale. In Canada cresce il rifiuto dei prodotti statunitensi, mentre le insegne modificano assortimenti e comunicazione a scaffale per rispondere alle nuove preferenze della clientela. È uno dei fenomeni emersi dagli Innovation Tour organizzati da Retail Hub tra Stati Uniti, Canada, Cina e Francia, che hanno permesso di analizzare l’evoluzione dei supermercati e le principali tendenze del settore.
Nei punti vendita canadesi, secondo le testimonianze raccolte dagli store manager, numerosi clienti chiedono espressamente di evitare i prodotti americani, privilegiando quelli nazionali o provenienti da altri mercati. Alcune insegne hanno introdotto bandierine per identificare le merci canadesi, mentre la crescente domanda di alternative favorisce in alcuni casi anche i prodotti europei e italiani.
«Quello che ci ha colpito maggiormente è stata la determinazione dei consumatori canadesi nel rifiutare i prodotti statunitensi», spiega Stefano Motta, Chief Operating Officer di Retail Hub, sottolineando come il fenomeno stia producendo conseguenze concrete sugli assortimenti e sulle vendite.
L’analisi del mercato nordamericano evidenzia anche una crescente differenziazione dei format distributivi. In Canada, No Frills propone un modello di discount evoluto, con un assortimento ampio e una presenza significativa di prodotti freschi e di marca. Negli Stati Uniti, invece, Trader Joe’s punta sulla selezione dei prodotti e sul servizio, Aldi sull’efficienza operativa, Walmart sui prezzi bassi e Costco sulla formula membership.
Un’altra trasformazione riguarda la crescente integrazione tra supermercato e ristorazione, con piatti pronti, sushi, preparazioni calde e proposte gastronomiche che ampliano le occasioni di consumo. Parallelamente si sviluppano servizi digitali, consegne a domicilio e sistemi di ritiro degli acquisti online.
In Cina, soprattutto a Shanghai, l’integrazione tra negozio fisico e logistica consente consegne anche in meno di 30 minuti, mentre si diffondono pagamenti digitali e grocerant, punti vendita che combinano alimentari e ristorazione.
A Parigi, l’innovazione passa anche attraverso l’intelligenza artificiale e la gestione degli assortimenti. Da Naturalia, la tecnologia RELEX supporta la previsione della domanda e gli ordini quotidiani dell’ortofrutta, mentre Monoprix integra alimentare, moda, bellezza e ristorazione. Nel flagship Sephora degli Champs-Élysées, il 40% dei clienti utilizza il self-checkout.
Per la distribuzione italiana, secondo Retail Hub, la sfida consiste nel differenziare maggiormente le insegne, valorizzare i prodotti locali e integrare tecnologia, servizi e relazione con il consumatore. «Il punto non è replicare semplicemente ciò che vediamo all’estero, ma capire quali soluzioni possano essere adattate alla realtà italiana», conclude Motta, evidenziando la necessità di trasformare le esperienze internazionali in innovazioni concrete.



















