Prezzi al dettaglio in frenata nel Regno Unito: concorrenza tra retailer e calo dei costi alimentari riducono l’inflazione

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L’inflazione dei prezzi nei negozi del Regno Unito continua a rallentare, sostenuta dalla forte competizione tra retailer e dal calo dei costi globali delle materie prime alimentari. Secondo l’ultimo monitoraggio relativo alla settimana 1–7 febbraio 2026, l’inflazione complessiva degli shop price si è attestata all’1,1% su base annua, in calo rispetto all’1,5% registrato a gennaio e in linea con la media degli ultimi tre mesi.

Il dato conferma una fase di progressivo raffreddamento delle pressioni inflazionistiche nel retail britannico, anche se il comparto alimentare continua a registrare dinamiche di prezzo più sostenute rispetto al non alimentare.

Nel dettaglio, l’inflazione dei prodotti food si è attestata al 3,5% su base annua, in discesa rispetto al 3,9% del mese precedente e allineata alla media trimestrale. Il rallentamento è stato particolarmente evidente nei prodotti ambient, la cui inflazione è scesa al 2,3%, dal 3,1% di gennaio, segnando il livello più basso degli ultimi quattro anni.

Più stabile invece la dinamica dei freschi: l’inflazione dei fresh food si è attestata al 4,3% su base annua, leggermente inferiore al 4,4% di gennaio ma comunque superiore alla media degli ultimi tre mesi.

Sul fronte non food si registra invece una lieve deflazione: i prezzi sono diminuiti dello 0,1% su base annua, dopo il +0,3% registrato a gennaio. Il dato riflette una strategia promozionale aggressiva adottata dai retailer, in particolare nelle categorie salute, bellezza e moda, per stimolare i consumi in un contesto di domanda ancora incerta.

Secondo Helen Dickinson, Chief Executive del British Retail Consortium, il rallentamento dell’inflazione rappresenta un segnale positivo per le famiglie, ma il contesto rimane complesso. La dirigente ha sottolineato come la competizione tra retailer abbia contribuito a contenere gli aumenti di prezzo, mentre il calo dei costi globali degli alimenti ha favorito una riduzione dell’inflazione nel comparto grocery.

Tuttavia, Dickinson ha evidenziato che il settore della distribuzione continua a operare con margini molto ridotti e a confrontarsi con un contesto normativo e fiscale sempre più oneroso. In particolare, l’introduzione di nuove disposizioni legate all’Employment Rights Act potrebbe aumentare i costi operativi se non implementata con attenzione agli effetti sull’economia reale.

Anche l’analisi di NIQ conferma il ruolo della competizione commerciale nel raffreddamento dei prezzi. Mike Watkins, Head of Retailer and Business Insight dell’istituto di ricerca, ha osservato come dall’inizio dell’anno si sia assistito a politiche di pricing molto competitive sia nel food sia nel non food.

Secondo Watkins, fattori come condizioni meteo sfavorevoli e sentiment dei consumatori ancora debole rendono la domanda difficile da prevedere per i retailer. Tuttavia, il rallentamento dell’inflazione rappresenta un primo segnale di allentamento delle pressioni sul costo della vita per i consumatori britannici.

Per il settore retail e per l’industria alimentare, la fase attuale resta quindi caratterizzata da un delicato equilibrio tra contenimento dei prezzi, tutela dei margini e necessità di sostenere i volumi di vendita in un contesto di consumi ancora fragile.

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