Le famiglie britanniche tornano a fare i conti con un peggioramento del proprio potere d’acquisto, in un contesto segnato dal ritorno delle pressioni inflazionistiche e da un quadro internazionale sempre più incerto, come evidenzia l’ultimo aggiornamento dell’Income Tracker elaborato da Asda. Nel mese di marzo, il reddito disponibile medio – ovvero quanto resta alle famiglie dopo aver sostenuto le spese essenziali – è diminuito di 5,32 sterline a settimana rispetto a febbraio, attestandosi a 257 sterline settimanali, un dato che interrompe la fase di progressivo miglioramento registrata nei mesi precedenti.
Si tratta, inoltre, della prima contrazione su base annua dal 2023, un segnale che indica un cambio di passo rispetto alla graduale ripresa osservata dopo la crisi del costo della vita che aveva caratterizzato il biennio 2022-2023. A incidere è soprattutto il ritorno dell’inflazione, salita al 3,3% su base annua nel mese di marzo, invertendo il trend discendente di inizio anno e riportando sotto pressione i bilanci domestici.
Tra le principali voci di spesa, i trasporti risultano il fattore più critico, con un’inflazione di settore che ha raggiunto il 4,7%, trainata in larga parte dall’andamento dei carburanti, passati da un calo annuo del 4,6% registrato a febbraio a un incremento del 4,9% nel giro di poche settimane. Un’evoluzione che riflette le tensioni sui mercati delle materie prime, alimentate dal conflitto in Medio Oriente, i cui effetti si stanno rapidamente trasferendo lungo la catena dei prezzi al consumo.
Le conseguenze risultano particolarmente pesanti per le fasce di reddito più basse, dove il divario tra entrate e spese essenziali ha raggiunto le 74 sterline settimanali, riportandosi su livelli analoghi a quelli osservati durante la fase più acuta della crisi inflattiva. Parallelamente, la crescita dei redditi rallenta nella maggior parte delle regioni del Regno Unito, in un contesto in cui il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento, pur con un tasso di disoccupazione attestato al 4,9%.
Secondo le stime, circa il 60% delle famiglie ritiene che il proprio reddito avesse un potere d’acquisto maggiore un anno fa rispetto a oggi, evidenziando una percezione diffusa di perdita di capacità di spesa. Guardando ai prossimi mesi, le prospettive restano improntate alla cautela, con la volatilità delle materie prime destinata a mantenere elevata la pressione sui prezzi e, di conseguenza, sui budget familiari.
Rachel Eyre, Chief Customer Officer di Asda, ha sottolineato come molte famiglie siano ormai costrette a compiere scelte difficili nella gestione quotidiana delle spese, ribadendo l’impegno del gruppo nel garantire convenienza sui prodotti essenziali. Dello stesso avviso anche Centre for Economics and Business Research (Cebr), che evidenzia come i dati di marzo rappresentino un primo segnale degli effetti delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento legate al conflitto in Medio Oriente.
Secondo gli analisti, a differenza della crisi del 2022-2023, l’attuale maggiore disponibilità di forza lavoro riduce il rischio di una spirale salari-prezzi, limitando la necessità di interventi aggressivi sui tassi da parte della Bank of England. Resta tuttavia elevata l’incertezza sul prosieguo dell’anno, con il rischio concreto di ulteriori contrazioni del reddito disponibile nel corso del 2026, in un contesto in cui la stabilità economica delle famiglie appare nuovamente sotto pressione.



















