L’espansione delle casse self-checkout nella grande distribuzione tedesca rappresenta sempre più un equilibrio delicato tra efficienza operativa e prevenzione delle perdite. A evidenziare questa contraddizione è il caso della catena di drogherie dm-drogerie markt, che sta accelerando l’installazione di casse automatiche nei propri punti vendita in Germania.
Negli ultimi mesi l’insegna ha intensificato il rollout della tecnologia: in alcune filiali sono già state installate fino a dieci postazioni self-checkout, mentre in altri negozi il numero si attesta intorno alle otto unità. L’adozione da parte dei clienti è stata particolarmente rapida. In alcuni punti vendita, secondo quanto spiegato da Steffen Göhrig, responsabile delle soluzioni di self-checkout presso dmTech, il tasso di utilizzo ha raggiunto il 70%, superando ampiamente le aspettative iniziali dell’azienda.
Il successo della formula, tuttavia, porta con sé anche una criticità ben nota al settore retail: l’aumento delle differenze inventariali. Come molti operatori della distribuzione alimentare e non alimentare hanno già osservato, l’introduzione delle casse automatiche comporta un incremento della merce che lascia il negozio senza essere pagata.
La società riconosce il fenomeno, pur evitando di quantificarlo. Elena de Punzio, responsabile dell’area assortimento nella divisione Marketing e Acquisti di dm, sottolinea che l’azienda monitora attentamente l’evoluzione delle perdite e sta adottando diverse misure per contenerle, cercando allo stesso tempo di mantenere un’esperienza di acquisto semplice e fluida per i clienti.
Tra le iniziative in fase di test vi è l’installazione di telecamere di sorveglianza a semisfera posizionate direttamente sopra le casse self-checkout. Il sistema riprende l’area della postazione di pagamento e trasmette l’immagine in tempo reale su un monitor collocato all’altezza degli occhi del cliente, appena sopra il touchscreen della cassa.
L’obiettivo è chiaramente deterrente: mostrare in diretta l’immagine dell’utente mentre utilizza la postazione per ridurre la probabilità di comportamenti scorretti o furti.
Secondo quanto confermato dall’azienda, il test è attualmente in corso in dieci punti vendita dm in Germania e in due negozi situati in mercati esteri collegati alla rete del gruppo. In questa fase la tecnologia non utilizza sistemi di intelligenza artificiale per verificare automaticamente la corrispondenza tra prodotti scansionati e articoli presenti nell’area di pagamento.
Applicazioni basate su AI sono allo studio in altri progetti pilota, ma l’azienda non ha ancora preso decisioni sull’eventuale adozione su larga scala.
Il caso dm riflette una tendenza sempre più diffusa nella distribuzione europea. Anche altri retailer stanno introducendo sistemi di videosorveglianza nelle aree self-checkout. Lidl, ad esempio, utilizza telecamere integrate che mostrano ai clienti la propria immagine direttamente sullo schermo della cassa, sebbene con dimensioni più ridotte rispetto al sistema testato da dm.
In alcune realtà della rete Edeka si è arrivati a soluzioni ancora più esplicite, con grandi monitor di sorveglianza accanto alle casse automatiche accompagnati da avvisi ben visibili che ricordano ai clienti come il mancato scan di un prodotto costituisca furto.
La crescente diffusione dei self-checkout evidenzia dunque una sfida centrale per il retail contemporaneo: conciliare velocità, autonomia e comodità per i clienti con la necessità di mantenere sotto controllo le perdite operative. Una sfida che, come dimostra il caso dm, sta spingendo le catene a sperimentare nuove soluzioni tecnologiche per trovare il giusto equilibrio tra esperienza d’acquisto e sicurezza.



















