Si è aperta nel segno della riflessione strategica e della consapevolezza delle sfide globali l’edizione 2026 di Vinitaly, con il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, che ha lanciato un messaggio chiaro al comparto: le tensioni internazionali possono trasformarsi in un’opportunità di rilancio, ma solo a condizione di scelte nette e condivise lungo tutta la filiera.
Nel suo intervento inaugurale a Verona, Frescobaldi ha sottolineato come la fase attuale rappresenti una vera e propria “sveglia” per il settore vitivinicolo, chiamato a rimettere ordine al proprio interno e, al tempo stesso, ad ampliare l’orizzonte commerciale verso nuovi mercati e nuove dinamiche di consumo, in un contesto globale sempre più competitivo e instabile. Il presidente UIV ha parlato di un momento “paradossalmente propizio” per compiere un salto di qualità nelle strategie aziendali, indicando come priorità una managerialità più incisiva, una maggiore capacità di lettura dei mercati e un utilizzo più strutturato delle analisi sulla domanda, elementi ormai imprescindibili per restare competitivi nello scenario internazionale.
Al centro della riflessione, un doppio obiettivo: da un lato rafforzare la presenza sui mercati e migliorare la conoscenza dei consumatori, dall’altro orientare la produzione verso vini sempre più contemporanei e in linea con le evoluzioni della domanda, superando eventuali rigidità produttive e culturali che possono frenare l’innovazione. Frescobaldi ha quindi richiamato l’intera filiera a una presa di responsabilità collettiva, evidenziando come il momento richieda decisioni chiare e condivise, capaci di guidare il settore in una fase di transizione che non può essere affrontata con approcci frammentati o attendisti.
Pur riconoscendo la complessità dello scenario, il presidente UIV ha invitato a leggere i dati nella loro interezza, evitando interpretazioni parziali o eccessivamente pessimistiche, soprattutto alla luce delle performance complessive del comparto. Nonostante un 2025 definito “non certo fortunato”, il vino italiano ha infatti confermato il proprio peso strategico all’interno del made in Italy, posizionandosi anche lo scorso anno al secondo posto nella bilancia commerciale tra i comparti tradizionali, con un attivo verso l’estero pari a 7,2 miliardi di euro.
Un risultato che testimonia la resilienza del settore, ma che, secondo UIV, non può essere dato per scontato in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, rallentamenti della domanda e cambiamenti nei modelli di consumo. Da qui l’urgenza di un cambio di passo che, nelle parole di Frescobaldi, deve partire dalle imprese ma coinvolgere l’intera catena del valore, con una visione più integrata e orientata al lungo periodo.
L’intervento a Vinitaly si inserisce così in un dibattito più ampio sul futuro del vino italiano, chiamato a difendere le proprie quote sui mercati internazionali e, al contempo, a intercettare nuove opportunità di crescita. In questo quadro, la capacità di adattamento, l’innovazione di prodotto e una governance più strutturata della filiera diventano leve decisive per consolidare il ruolo del vino come uno dei principali ambasciatori economici del Paese.



















