Le Conserve della Nonna: qualità, filiera italiana e premiumizzazione guidano il mercato

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Quali sono le principali tendenze che state osservando nel segmento delle conserve rosse all’interno della GDO?

Come Le Conserve della Nonna osserviamo un’evoluzione chiara del segmento verso prodotti che combinano qualità della materia prima, origine italiana certificata e trasparenza di filiera. Il consumatore oggi cerca autenticità, ingredienti semplici, ricette riconoscibili e una forte connessione con il territorio. Parallelamente, cresce l’attenzione verso il contenuto di servizio e verso prodotti con profili nutrizionali più equilibrati (senza zuccheri aggiunti, meno sale, etichette pulite). Notiamo inoltre una progressiva polarizzazione tra primo prezzo e fascia premium: in questo contesto, il valore distintivo diventa determinante.

Come stanno evolvendo i consumi di sughi, passate e salse pronte in termini di volumi, frequenza d’acquisto e stagionalità?

Le passate rimangono un prodotto ad altissima penetrazione, acquistato con frequenza regolare durante tutto l’anno. I sughi pronti continuano a crescere grazie alla ricerca di praticità, soprattutto nei nuclei familiari più piccoli e tra i consumatori più giovani. La stagionalità è meno marcata rispetto al passato: se la produzione è concentrata nei mesi estivi, il consumo è ormai destagionalizzato. Registriamo una maggiore attenzione alla qualità e alla versatilità d’uso, con una rotazione costante a scaffale.

L’inflazione e il contesto macroeconomico hanno inciso sui comportamenti d’acquisto e sulla composizione del carrello?

Il contesto macroeconomico ha certamente influenzato le scelte di acquisto. Il consumatore oggi è molto attento al prezzo, ma non rinuncia alla qualità quando percepisce un valore reale. Abbiamo osservato un maggiore confronto tra marche, attenzione alle promozioni, ricerca di prodotti affidabili e rassicuranti. La passata di pomodoro resta comunque una categoria fondamentale nel carrello degli italiani e dove l’attenzione al prezzo e alla promozione è molto importante. Sui sughi invece conta di più la fedeltà alla  marca, l’attenzione al gusto e all’etichetta.

Come si è evoluta la vostra gamma di prodotti negli ultimi anni? Su quali direttrici/trend state puntando?

Negli ultimi anni abbiamo ampliato la gamma lungo tre direttrici principali: valorizzazione della filiera locale, con prodotti realizzati con pomodori coltivati in aree specifiche e tracciabilità digitale, come la nostra Passata di Pomodoro lungo. Benessere e naturalità, con referenze senza sale aggiunto e ricette con liste ingredienti sempre più essenziali. Specialità e ricette tradizionali, per offrire un’alternativa distintiva rispetto ai prodotti standard di categoria. Come la nostra linea di pesti e condimenti pasta. L’obiettivo è coniugare tradizione e innovazione, mantenendo coerenza con la nostra identità.

Dove vedete le principali opportunità di crescita per il comparto nei prossimi anni?

Le principali opportunità sono la premiumizzazione del segmento, con focus su origine e qualità certificata, innovazione nel packaging sostenibile, lo sviluppo di formati più piccoli e pratici, adatti a nuovi stili di consumo, una maggiore valorizzazione della filiera italiana come elemento competitivo anche sui mercati esteri. Crediamo che il valore si costruisca sulla differenziazione, non sulla competizione esclusivamente di prezzo.

Qual è l’origine prevalente del pomodoro che utilizzate? In che modo garantite tracciabilità e qualità lungo la filiera?

Utilizziamo esclusivamente pomodoro coltivato in Emilia-Romagna. Garantiamo tracciabilità attraverso controlli lungo tutta la filiera, accordi diretti con produttori agricoli, sistemi digitali che permettono al consumatore di conoscere l’origine del prodotto. La lavorazione avviene in tempi rapidi dopo la raccolta per preservare freschezza e caratteristiche organolettiche.

Quali azioni adottate per preservare il legame con il territorio?

Il legame con il territorio è parte integrante del nostro posizionamento. Operiamo attraverso una filiera italiana controllata, la valorizzazione delle produzioni locali, la collaborazione con agricoltori del territorio, la lavorazione effettuata negli stabilimenti locali. La nostra comunicazione racconta questo percorso, mettendo al centro il pomodoro e chi lo coltiva.

Qual è il vostro posizionamento competitivo nel comparto e quali leve ritenete fondamentali per valorizzare il brand a scaffale?

Ci posizioniamo nella fascia medio-alta del mercato, con un’offerta orientata alla qualità e alla distintività. Le leve principali sono l’origine italiana chiara e verificabile, ricette gustose, genuine e pulite, dalla lista ingredienti corta, packaging riconoscibile in vetro con la nostra trama quadretti bianca e rossa, che richiama un mondo fatto di cose buone realizzate con cura e uno storytelling di marca coerente. A scaffale, la chiarezza del messaggio e la coerenza visiva sono elementi determinanti per differenziarci in un comparto molto affollato.

In che modo affrontate oggi il tema della sostenibilità ambientale nella filiera delle conserve rosse?

Affrontiamo il tema in modo strutturato lungo tutta la filiera: ottimizzazione dei processi produttivi, riduzione degli sprechi, gestione responsabile delle risorse idriche, collaborazione con fornitori che rispettano standard ambientali elevati, utilizzo del vetro per le nostre confezioni. La sostenibilità è un percorso in continua evoluzione, non un obiettivo statico.

Avete introdotto packaging sostenibili o iniziative per ridurre l’impatto ambientale della produzione?

Privilegiamo il vetro, materiale riciclabile e coerente con il posizionamento premium del prodotto. Stiamo lavorando su alleggerimento degli imballi secondari, miglioramento dell’efficienza energetica degli stabilimenti, ottimizzazione della logistica per ridurre emissioni.

Quali sono le principali criticità che il comparto si trova ad affrontare oggi?

Le principali criticità riguardano l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, la volatilità climatica che incide sulle rese agricole, la pressione competitiva delle private label, la necessità di investimenti continui in sostenibilità e innovazione. In questo scenario, la capacità di presidiare la filiera e di costruire un rapporto di fiducia con il consumatore rappresenta il vero fattore competitivo.

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