Materie prime: alluminio e olio di soia in calo. Intesa sul pomodoro per la campagna 2026/27

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Le tensioni geopolitiche si allentano e i mercati delle materie prime reagiscono con una correzione dei prezzi. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento “Pillole dai mercati” di Areté, che analizza l’andamento di alluminio, olio di soia e pomodoro da industria, evidenziando un ritorno a condizioni più equilibrate dopo le forti oscillazioni registrate nelle scorse settimane.

Sul fronte dell’alluminio, il prezzo del metallo primario quotato al London Metal Exchange, dopo aver superato all’inizio di giugno la soglia dei 3.800 dollari a tonnellata, ha invertito la rotta con una flessione di circa il 18%, tornando sui livelli precedenti all’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente. Secondo Areté, il mercato ha reagito positivamente alle prospettive di riapertura dello Stretto di Hormuz e alla graduale normalizzazione dei flussi commerciali, mentre il ridimensionamento delle quotazioni riflette anche una riduzione della componente speculativa che aveva sostenuto il precedente rialzo. Restano tuttavia elementi di incertezza, legati soprattutto ai tempi di pieno recupero della capacità produttiva nei Paesi del Golfo e alle scorte ancora contenute.

In ribasso anche l’olio di soia. Il calo del prezzo del petrolio, favorito dall’annuncio dell’intesa tra Iran e Stati Uniti e dalla riapertura, seppur limitata, dello Stretto di Hormuz, ha determinato una diminuzione superiore al 12% delle quotazioni sul mercato statunitense, mentre il prodotto FOB argentino ha registrato una flessione del 10%. Areté individua nel petrolio il principale fattore che guida l’attuale dinamica dei prezzi, pur sottolineando come le quotazioni americane continuino a mantenersi superiori rispetto ai mercati extra-USA grazie alla forte domanda interna destinata alla produzione di biodiesel. Al contrario, l’arrivo sul mercato della nuova offerta proveniente da Brasile e Argentina contribuisce a mantenere una pressione ribassista sulle quotazioni sudamericane. In Europa e in Italia, invece, il mercato mostra una lieve tendenza al rialzo, sostenuta dall’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro e dall’aumento dei costi logistici.

Novità anche per il comparto del pomodoro da industria. Dopo mesi di trattative, è stato raggiunto l’accordo tra organizzazioni agricole e industria di trasformazione per la campagna 2026/27 nel Sud Italia. Il prezzo è stato fissato a 150 euro a tonnellata per il pomodoro lungo e a 140 euro per quello tondo, con riduzioni rispettivamente del 3% e del 5% rispetto alla campagna precedente.

La diminuzione si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da un generale riequilibrio dei prezzi. Anche in California, principale area produttiva statunitense, il valore del pomodoro convenzionale è stato ridotto di circa il 4%, mentre la Cina rappresenta un’eccezione con un incremento del 4,5% rispetto allo scorso anno.

Secondo le elaborazioni di Areté, per l’Italia si prospetta una produzione complessiva di circa 5,8 milioni di tonnellate, sostanzialmente in linea con il 2025. Le condizioni produttive appaiono favorevoli e non si escludono ulteriori revisioni al rialzo, soprattutto nel Mezzogiorno, grazie al miglioramento della disponibilità idrica rispetto alla scorsa stagione, elemento che potrebbe sostenere ulteriormente l’offerta nazionale.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento