Patate sotto pressione in Europa, produzione ai minimi e rincari per l’industria alimentare

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Patate produzione e prezzi

Le forniture di patate nel Regno Unito e nell’Europa continentale sono sottoposte a una pressione crescente dopo un’estate caratterizzata da caldo estremo e siccità, che ha ridotto sensibilmente le rese agricole e potrebbe determinare nei prossimi mesi un aumento dei costi sostenuti dalla distribuzione e dalle industrie alimentari.

Secondo una nuova analisi dell’Energy and Climate Intelligence Unit, Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi perderanno complessivamente circa 3,1 milioni di tonnellate rispetto alla produzione media degli ultimi cinque anni, mentre, includendo anche l’impatto previsto in Gran Bretagna, il deficit causato dalle condizioni meteorologiche dovrebbe superare i 3,5 milioni di tonnellate.

La contrazione arriva dopo il raccolto particolarmente abbondante del 2025, che aveva provocato un crollo delle quotazioni e spinto numerosi agricoltori a ridurre le superfici destinate alle patate nella campagna successiva, con una scelta che avrebbe sottratto al mercato altri 3,6 milioni di tonnellate potenziali.

La combinazione tra minori investimenti produttivi e condizioni climatiche sfavorevoli potrebbe quindi determinare uno dei raccolti di patate più contenuti mai registrati in Europa, con la produzione complessiva di Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi destinata a scendere dai 27,3 milioni di tonnellate del 2025 a un volume compreso tra 19,5 e 20,5 milioni.

La riduzione dell’offerta sta già producendo effetti evidenti sui prezzi delle materie prime destinate alla trasformazione, tanto che nel Regno Unito gli operatori industriali stanno pagando più di 300 sterline alla tonnellata per assicurarsi le forniture, contro le circa 180 sterline registrate lo scorso febbraio.

In Germania le patate da trasformazione hanno raggiunto quotazioni vicine a 240 euro alla tonnellata dopo essere precipitate fino a 15 euro nelle prime fasi della stagione, mentre in Belgio i prezzi sul libero mercato sono risaliti a 200 euro o più, dopo essersi avvicinati allo zero durante la primavera.

Per i produttori britannici, tuttavia, il forte recupero delle quotazioni potrebbe non essere sufficiente a compensare completamente il calo delle rese e i maggiori costi sostenuti, poiché l’ECIU stima perdite economiche comprese tra 80 e 169 milioni di sterline direttamente riconducibili alla siccità e alle temperature elevate.

Secondo World Potato Markets, la resa media in Gran Bretagna potrebbe risultare inferiore dell’11% rispetto al periodo 2021-2025, anche se la previsione presenta un margine di incertezza più ampio perché nel Regno Unito non vengono più pubblicate stime ufficiali dettagliate sull’andamento dei raccolti e sulla produttività delle superfici.

La situazione appare ancora più difficile in alcune aree dell’Europa continentale, dove il caldo e la scarsità di precipitazioni hanno colpito le coltivazioni durante le fasi decisive dello sviluppo, determinando un calo delle rese stimato nel 21% in Belgio, nel 13% in Francia, nel 10% in Germania e nel 7% nei Paesi Bassi rispetto alla media degli ultimi cinque anni.

Alla riduzione dei volumi disponibili si aggiunge inoltre un problema legato alla qualità e alle dimensioni dei tuberi raccolti, dal momento che le condizioni calde e asciutte hanno prodotto una quota elevata di patate più piccole rispetto agli standard richiesti dalle industrie di trasformazione.

Le conseguenze riguardano soprattutto i produttori di patatine fritte e referenze surgelate, che necessitano di tuberi sufficientemente grandi e regolari per garantire l’efficienza delle lavorazioni e rispettare le caratteristiche richieste dal mercato.

Particolarmente delicata è la situazione del Belgio, primo esportatore mondiale di patatine fritte surgelate e importante centro europeo per la lavorazione delle patate, dove alla fine di agosto la resa della varietà Fontane, una delle più utilizzate dall’industria, si attestava intorno a 32 tonnellate per ettaro, il 30% in meno rispetto allo scorso anno.

Soltanto la metà circa del raccolto belga avrebbe inoltre raggiunto le dimensioni preferite dagli stabilimenti di trasformazione, creando ulteriori difficoltà per un comparto che deve già confrontarsi con la minore disponibilità di materia prima e con una ripresa significativa dei prezzi.

Tom Lancaster, analista dell’ECIU per i settori agricolo e alimentare, ha osservato che in alcune aree le valutazioni dell’industria indicano rese inferiori anche del 20%, sottolineando come, «essendo una delle colture europee con il maggiore fabbisogno di acqua, era inevitabile che il raccolto di patate venisse colpito duramente».

Il quadro rappresenta una brusca inversione rispetto alla scorsa stagione, quando l’eccesso di offerta aveva fatto crollare le quotazioni e costretto alcuni produttori europei a smaltire le patate rimaste invendute, contribuendo alla successiva decisione di ridurre le superfici coltivate.

Sulle scelte degli agricoltori hanno pesato anche i nuovi dazi statunitensi e la crescente concorrenza dei produttori asiatici nel mercato internazionale delle patatine surgelate, fattori che avevano ulteriormente indebolito le prospettive del settore proprio alla vigilia di un’estate particolarmente difficile.

La combinazione tra riduzione delle superfici, siccità e temperature estreme sta ora alimentando il rischio di una carenza di patate in Europa e, se le previsioni saranno confermate, la minore disponibilità potrebbe tradursi nei prossimi mesi in prezzi più elevati per patatine fritte, prodotti surgelati e altre referenze a base di patate.

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