Il comparto dei formaggi DOP e IGP italiani continua a crescere sui mercati internazionali, ma guarda con crescente preoccupazione agli effetti delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. È quanto emerso durante la 36ª Assemblea annuale di AFIDOP, l’Associazione Formaggi Italiani DOP e IGP, che si è svolta il 29 maggio ad Altamura e ha riunito i rappresentanti dei principali Consorzi di tutela del settore.
L’associazione, che rappresenta oltre il 99% della produzione casearia certificata nazionale attraverso 21 Consorzi, ha tracciato un bilancio positivo del 2025. La produzione di formaggi a Indicazione Geografica ha infatti superato le 625 mila tonnellate, registrando una crescita del 4% rispetto all’anno precedente.
A trainare il settore è stato soprattutto l’export. Le esportazioni hanno raggiunto le 260 mila tonnellate per un valore superiore ai 3,3 miliardi di euro, con un incremento vicino al 10% in valore e del 2,2% in volume. I formaggi DOP e IGP rappresentano oggi il 40% dei volumi esportati dall’intero comparto caseario italiano e addirittura il 55% del valore complessivo.
Numeri che confermano il ruolo strategico dei mercati esteri per le produzioni certificate, soprattutto in una fase in cui i consumi interni mostrano una crescita più contenuta. Per AFIDOP, la capacità di fare sistema e di sostenere anche i Consorzi più piccoli rappresenta una leva fondamentale per affrontare le sfide globali.
Tra queste, la più urgente riguarda gli Stati Uniti, primo mercato extraeuropeo per i formaggi italiani certificati. Nel 2025 gli Usa hanno importato circa 40.900 tonnellate di prodotto per un valore di 485 milioni di euro. Il 95% delle vendite è concentrato nei grandi formaggi duri italiani: Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano.
Le nuove politiche tariffarie introdotte dall’amministrazione Trump e i problemi legati all’applicazione dei cosiddetti “doppi dazi” nei principali porti statunitensi hanno però aumentato sensibilmente i costi, incidendo sulla competitività dei prodotti italiani. Secondo AFIDOP, i dati del primo trimestre 2026 mostrano già i primi segnali di rallentamento.
L’associazione teme inoltre che l’aumento dei prezzi al consumo possa favorire il ricorso alle imitazioni locali, alimentando il fenomeno dell’Italian Sounding con prodotti che richiamano le eccellenze italiane senza possederne qualità, origine e disciplinari produttivi.
«I formaggi DOP e IGP italiani hanno dimostrato una straordinaria capacità di crescita anche in uno scenario internazionale complesso e instabile», ha dichiarato il presidente di AFIDOP, Antonio Auricchio. «Oggi più che mai è fondamentale fare sistema per difendere le nostre denominazioni, contrastare l’Italian Sounding e rafforzare la presenza delle eccellenze casearie nei mercati strategici».
Nel corso dell’assemblea è stato affrontato anche il tema degli accordi commerciali internazionali. AFIDOP ha espresso una valutazione positiva sull’entrata in vigore dell’accordo UE-Mercosur, considerato uno strumento utile per proteggere le denominazioni europee dai tentativi di utilizzo improprio di nomi storici come Fontina, Gorgonzola e Grana nei mercati sudamericani.
Tra le priorità dell’associazione figurano inoltre il confronto con le istituzioni europee e il Ministero dell’Agricoltura sul nuovo regolamento comunitario relativo alle Indicazioni Geografiche e il tema dell’etichettatura obbligatoria degli operatori.
Spazio anche alla promozione internazionale. Dopo le iniziative realizzate ad Anuga, AFIDOP guarda al SIAL di Parigi, in programma nell’ottobre 2026, dove sarà presente con un ampio spazio espositivo dedicato ai Consorzi italiani. L’obiettivo è rafforzare ulteriormente il legame tra i consumatori esteri e le autentiche eccellenze casearie del Made in Italy.



















