Il fatturato dell’industria italiana apre il 2026 con un segnale moderatamente positivo in valore, ma ancora fragile nei volumi, una dinamica che interessa da vicino anche la filiera alimentare, inserita nei beni di consumo non durevoli. Secondo i dati diffusi da Istat a febbraio il giro d’affari industriale cresce dello 0,6% su base congiunturale in valore, mentre registra una lieve flessione dello 0,1% in volume, segno di un contesto in cui la componente prezzi continua a sostenere i ricavi più della domanda reale.
Per l’industria alimentare, che rientra nei beni di consumo, il dato complessivo del comparto evidenzia un aumento dello 0,8% su base mensile, confermando una tenuta relativa rispetto ad altri segmenti industriali. Tuttavia, su base annua, la variazione appare sostanzialmente stagnante (+0,1%), a dimostrazione di una crescita che fatica a consolidarsi e che riflette un mercato interno ancora debole.
Proprio il mercato domestico rappresenta il principale elemento di criticità: a febbraio si registra una flessione dello 0,2% in valore e dello 0,7% in volume, un segnale che interessa direttamente i consumi alimentari e la GDO, alle prese con una domanda prudente e sensibile ai prezzi. In questo contesto, il ruolo dell’export diventa sempre più determinante.
Le vendite verso l’estero mostrano infatti una dinamica opposta, con un incremento dell’1,9% in valore e dell’1,0% in volume su base mensile, contribuendo a compensare la debolezza interna. Per molte imprese del food italiano, soprattutto quelle orientate all’export, questo andamento rappresenta un fattore chiave di stabilizzazione dei ricavi.
Nel trimestre dicembre 2025 – febbraio 2026, il fatturato industriale cresce dello 0,3% in valore ma cala dello 0,1% in volume, confermando un quadro di crescita moderata e ancora legata più ai prezzi che ai volumi. Una dinamica che si riflette anche nel comparto alimentare, dove la pressione inflattiva si è progressivamente ridotta ma non ha ancora lasciato spazio a un pieno recupero dei consumi.
Sul fronte tendenziale, il quadro appare leggermente più favorevole: a febbraio il fatturato industriale segna un +0,5% in valore e +0,1% in volume, con una crescita sia sul mercato interno sia su quello estero. Tuttavia, la componente estera evidenzia una contrazione dei volumi, a fronte di un aumento dei valori, indicando ancora una volta il peso dei prezzi nelle dinamiche complessive.
Per il sistema alimentare questo si traduce in una fase di assestamento, in cui la crescita passa sempre più attraverso strategie di posizionamento, innovazione e premiumizzazione, piuttosto che da un’espansione dei volumi. Allo stesso tempo, la stabilità dei beni di consumo rispetto ad altri comparti, come l’energia in forte calo (-11,3% su base annua), conferma il ruolo difensivo del food all’interno del manifatturiero.
Dal lato dei servizi, che comprendono anche parte della filiera distributiva e logistica, si osserva a febbraio una lieve flessione congiunturale (-0,1% in valore e -0,3% in volume), con un calo nel commercio all’ingrosso (-0,2% in valore e -0,7% in volume), un segnale che riflette un rallentamento degli scambi lungo la catena.
Su base annua, tuttavia, i servizi mostrano una crescita più robusta (+2,4% in valore e +0,6% in volume), sostenuta anche dal commercio all’ingrosso (+2,5% in valore), elemento che lascia intravedere una ripresa più solida nella fase distributiva rispetto alla produzione.
Nel complesso, il quadro che emerge per il settore alimentare è quello di una tenuta resiliente ma senza slancio: l’export sostiene i fatturati, il mercato interno resta debole e i volumi non recuperano pienamente. Una fase di transizione in cui il settore continua a dimostrare solidità, ma deve confrontarsi con una domanda ancora incerta e con margini sotto pressione.


















