Fever-Tree chiude il primo semestre 2026 con ricavi in crescita in tutte le principali aree geografiche e conferma le attese per l’intero esercizio, sostenuta dal consolidamento negli Stati Uniti e dalla progressiva diversificazione dell’offerta oltre il tradizionale segmento delle acque toniche.
I ricavi rettificati del gruppo sono saliti del 7% a 184,2 milioni di sterline, rispetto ai 172,2 milioni dello stesso periodo del 2025, mentre quelli generati dal marchio Fever-Tree hanno raggiunto 183,6 milioni, con un incremento dell’8% a cambi costanti.
L’Ebitda rettificato è aumentato del 9%, passando da 18,4 a 20,1 milioni di sterline, nonostante il significativo rafforzamento degli investimenti di marketing negli Stati Uniti, mentre il relativo margine è migliorato dal 10,7 al 10,9%.
Proprio il mercato statunitense si conferma uno dei principali motori di sviluppo, con ricavi pari a 66,9 milioni di sterline e una crescita dell’11% a cambi costanti, favorita dai primi risultati della partnership commerciale e distributiva con Molson Coors.
L’accordo ha consentito a Fever-Tree di ampliare la copertura dei clienti, migliorare la presenza nei punti vendita e rafforzare le attività promozionali, accompagnate dalla prima campagna pubblicitaria nazionale del marchio negli Stati Uniti, denominata “Bartender’s Best Kept Secret”.
Il gruppo ha inoltre raggiunto le quote di mercato più elevate di sempre nel retail statunitense per Ginger Beer e Tonic, consolidando la propria posizione di leadership nelle due categorie.
Nel Regno Unito i ricavi sono tornati a crescere, segnando un incremento del 3% a 49,5 milioni di sterline, grazie soprattutto alle vendite nel canale retail, alle favorevoli condizioni climatiche estive e alla campagna “Straight up or Mixed”.
Nel commercio al dettaglio britannico Fever-Tree ha guadagnato 1,8 punti percentuali di quota a valore, mentre il canale horeca è rimasto più debole a causa della pressione sui consumi e dell’aumento dei costi sostenuti dagli operatori.
Le vendite di Tonic nel Regno Unito sono rimaste stabili, mostrando comunque una maggiore tenuta rispetto alla categoria del gin, mentre i prodotti diversi dalla tonica sono cresciuti del 10%, trainati soprattutto da Ginger Beer e Mexican Lime Soda.
Queste referenze rappresentano ormai il 32% delle vendite britanniche, rispetto al 24% di tre anni fa, confermando l’allargamento del marchio verso nuove occasioni di consumo, comprese quelle senza alcol.
In Europa i ricavi del brand sono aumentati del 10% a cambi costanti, raggiungendo 49,6 milioni di sterline, con buone performance in Francia e Svizzera e una crescita sottostante stimata intorno al 4%.
Anche in quest’area Ginger Beer si è distinta, guadagnando altri 2,5 punti di quota a valore e contribuendo a oltre la metà della crescita complessiva della categoria nel retail europeo.
Nel resto del mondo i ricavi hanno raggiunto 17,6 milioni di sterline, in aumento del 5% a cambi costanti, nonostante una distribuzione temporale degli ordini sfavorevole in Canada.
Australia, Nuova Zelanda e Canada hanno registrato incrementi sottostanti a doppia cifra, sostenuti in particolare dalle lattine di Soda da 250 millilitri e dalle bevande Sparkling ai gusti pompelmo, limonata e lime e yuzu.
La strategia di diversificazione sta modificando la composizione del portafoglio: i prodotti diversi dalla Tonic generano ora il 47% delle vendite del gruppo, contro il 39% di tre anni prima, con Ginger Beer, Pink Grapefruit e Mexican Lime Soda tra le principali piattaforme di crescita.
Sul fronte dell’innovazione Fever-Tree ha ampliato la gamma di cocktail analcolici pronti da bere, affiancando il Mojito alle precedenti proposte G&T e Italian Spritz, già distribuite presso numerosi retailer britannici.
Il gruppo ha inoltre sviluppato prodotti destinati a specifici mercati, come Lemon, Lime & Bitters in Australia e una Ginger Beer al limone e lime in Francia, della quale è prevista l’introduzione in altri Paesi europei nel 2027.
Fever-Tree ha chiuso il semestre con una disponibilità di cassa di 68 milioni di sterline e ha portato a 60 milioni il programma di riacquisto di azioni annunciato nel 2026, dopo i 100 milioni restituiti agli azionisti nel precedente esercizio.
Il consiglio di amministrazione ha infine deliberato un dividendo intermedio di 6,09 pence per azione, in aumento del 2%, mentre le previsioni per l’intero 2026 restano invariate e in linea con le aspettative del mercato.



















