Per i salumi italiani export da 2,5 miliardi e presenza in 136 Paesi: il mercato guarda alla crescita internazionale

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Ottant’anni di storia e un mercato che continua a rappresentare una delle punte di diamante dell’agroalimentare nazionale. L’assemblea annuale di Assica, l’Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi, ha celebrato a Roma l’80° anniversario dell’organizzazione trasformando la ricorrenza in un’occasione per fare il punto sullo stato di salute del comparto e sulle prospettive future di uno dei settori più rilevanti del Made in Italy alimentare.

Al centro del confronto soprattutto i numeri del mercato. Oggi il comparto dei salumi italiani genera infatti un valore della produzione superiore a 9 miliardi e 650 milioni di euro e sviluppa esportazioni per oltre 2,5 miliardi di euro, con una presenza consolidata in 136 Paesi. Un risultato che testimonia la crescita costante della filiera e la capacità delle imprese italiane di affermarsi sui mercati internazionali nonostante uno scenario globale caratterizzato da crescente complessità.

Il presidente di Assica, Lorenzo Beretta, ha ricordato come l’evoluzione dell’export rappresenti uno degli indicatori più significativi dello sviluppo del settore. Negli anni Cinquanta le esportazioni dei salumi italiani valevano circa 2 miliardi di lire, mentre oggi superano i 2,5 miliardi di euro, confermando il ruolo strategico delle produzioni nazionali nell’ambito del Made in Italy agroalimentare.

Una crescita costruita attraverso l’apertura progressiva di nuovi mercati e il superamento di numerose barriere tecniche, sanitarie e normative. Secondo Assica, proprio la capacità di fare sistema ha consentito alle aziende italiane di conquistare quote sempre più importanti sui mercati esteri, valorizzando qualità, tradizione e sicurezza alimentare.

Per accompagnare questa evoluzione l’associazione ha dato vita all’Osservatorio Assica, sviluppato insieme a partner come The European House – Ambrosetti e Nielsen IQ. Lo strumento punta a raccogliere e condividere dati sul mercato, monitorare i cambiamenti nei comportamenti di acquisto e individuare nuove opportunità di sviluppo per il comparto.

Accanto alle opportunità non mancano però le criticità. Tra i principali fattori di attenzione indicati dagli operatori figurano la diffusione della Peste Suina Africana, l’andamento dei costi energetici e le incertezze che continuano a caratterizzare il commercio internazionale. Temi che incidono direttamente sulla competitività delle imprese e sulla capacità di mantenere aperti i canali commerciali esteri.

Nel corso dell’assemblea è intervenuto con un videomessaggio anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha ricordato come il Governo abbia destinato al settore oltre 16,8 miliardi di euro attraverso il Masaf per sostenere le filiere produttive, favorire la competitività delle imprese e migliorare infrastrutture logistiche ed energetiche.

Particolare rilievo è stato attribuito anche alle prospettive del commercio internazionale. Nel corso della tavola rotonda istituzionale è stato evidenziato come il mercato statunitense continui a rappresentare uno sbocco fondamentale per i prodotti italiani, mentre accordi commerciali come quello con il Mercosur potrebbero aprire ulteriori opportunità per le imprese esportatrici.

A conferma del peso dell’agroalimentare nell’economia nazionale, il capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Federico Eichberg, ha ricordato che nel 2024 le esportazioni italiane hanno raggiunto i 632 miliardi di euro complessivi, con il comparto agroalimentare che ha contribuito per 72 miliardi di euro.

Sul fronte degli investimenti, è stato inoltre richiamato il programma Transizione 5.0, che mette a disposizione 9,8 miliardi di euro per sostenere digitalizzazione ed efficientamento energetico delle imprese. Strumenti che possono contribuire a rafforzare la competitività delle aziende della filiera delle carni e dei salumi sui mercati internazionali.

Durante il confronto è emerso anche il valore economico delle produzioni certificate. Le indicazioni geografiche italiane, tra Dop e Igp, generano infatti un valore stimato di circa 20 miliardi di euro e rappresentano uno dei principali strumenti di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari nazionali nel mondo.

Per il settore resta inoltre centrale il tema della sicurezza sanitaria e della gestione della Peste Suina Africana. La tutela dello status sanitario delle produzioni italiane è considerata un elemento determinante per mantenere la fiducia dei partner commerciali e garantire continuità alle esportazioni.

L’assemblea ha quindi celebrato gli ottant’anni di Assica, ma soprattutto ha delineato il percorso di un comparto che continua a crescere grazie all’export e alla capacità di presidiare i mercati internazionali. Con una produzione che supera i 9,6 miliardi di euro, esportazioni oltre i 2,5 miliardi e una presenza in 136 Paesi, il settore dei salumi si conferma una delle espressioni più solide e riconosciute del Made in Italy agroalimentare.

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