Soia, plastica e zucchero sotto pressione: i mercati globali risentono della crisi energetica

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Le tensioni geopolitiche e i nuovi equilibri tra domanda energetica e disponibilità agricole continuano a ridisegnare gli scenari delle materie prime globali. È quanto emerge dall’ultima analisi diffusa da Areté, che evidenzia un quadro caratterizzato da scorte in contrazione per alcune commodity agricole chiave, forti pressioni sui mercati energetici e rialzi significativi per diversi prodotti industriali e alimentari.

Sul fronte delle mandorle, le prime stime del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense per la campagna 2026/27 indicano una produzione americana di 1,22 milioni di tonnellate, in lieve calo rispetto all’annata precedente (-0,6%). Secondo gli analisti di Areté, si tratterebbe del primo ridimensionamento delle superfici coltivate almeno dal 1995, effetto diretto dell’aumento dei costi produttivi e della ridotta redditività della coltura. Le quotazioni restano elevate: i prezzi sono sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno ma risultano superiori del 18% rispetto ad aprile 2024.

Scenario ancora più teso per il pistacchio. Le anticipazioni diffuse dall’International Nut and Dried Fruit Council durante la conferenza di Macao delineano per gli Stati Uniti un raccolto di “scarica” a 350 mila tonnellate, in crollo del 52% rispetto al record della campagna corrente. Anche Iran e Turchia si avviano verso produzioni inferiori alle aspettative, con il conflitto in Medio Oriente che continua inoltre a rallentare le spedizioni iraniane. Complessivamente, la produzione mondiale potrebbe fermarsi intorno alle 700 mila tonnellate, il livello più basso dal 2019/20, alimentando nuove tensioni sui prezzi.

La soia continua invece a beneficiare della crescente domanda energetica negli Stati Uniti. A sostenere il mercato non è tanto la scarsità del prodotto, quanto la forte crescita dell’utilizzo dell’olio di soia per i biocarburanti. Secondo le previsioni USDA, nel 2026/27 la produzione americana di olio aumenterà del 6,2%, mentre la domanda domestica crescerà oltre il 10%, trainata proprio dai carburanti alternativi. I margini di trasformazione restano su livelli record e spingono gli operatori ad aumentare gli acquisti di seme. Tuttavia, il mercato globale resta ben approvvigionato grazie ai raccolti record attesi in Brasile e alla buona tenuta dell’Argentina, elementi che continuano a limitare la corsa delle quotazioni internazionali.

Anche il frumento tenero mostra segnali di irrigidimento. Le prime stime per la campagna 2026/27 indicano un calo della produzione mondiale del 3%, che sale all’8,5% tra i principali esportatori globali. Negli Stati Uniti il raccolto potrebbe essere il più basso dal 1972, penalizzato dalla siccità e dalle deboli rese del grano invernale. In Europa, invece, dopo il raccolto record del 2025, è atteso un ridimensionamento del 6%. Le scorte abbondanti hanno finora mantenuto i prezzi europei relativamente compressi, ma le prospettive sui nuovi raccolti iniziano già a sostenere le quotazioni future.

Il comparto dello zucchero resta fortemente influenzato dalla dinamica energetica. Il rialzo del petrolio, alimentato dalla crisi in Medio Oriente, sta infatti incentivando la conversione della canna da zucchero in etanolo, riducendo così la disponibilità destinata al mercato alimentare. In Brasile, primo produttore mondiale, le stime segnalano un rallentamento della produzione, mentre anche in India le prospettive risultano meno favorevoli a causa delle condizioni climatiche. In Europa i prezzi restano ancora sui minimi degli ultimi anni grazie all’elevata disponibilità di prodotto, ma le attese per la prossima campagna stanno riportando tensione sul mercato.

Tra i comparti più colpiti emerge quello della plastica. Secondo Areté, il conflitto in Medio Oriente ha provocato un forte incremento dei costi delle materie prime chimiche e interruzioni nelle forniture di polimeri. Tra febbraio e maggio i prezzi del PET sono aumentati del 70%, mentre HDPE e polipropilene hanno registrato rialzi rispettivamente del 100% e del 112%. A pesare è soprattutto il ruolo strategico del Medio Oriente nell’export globale di derivati petrolchimici, in un contesto in cui anche la carenza di nafta sta comprimendo l’offerta asiatica di resine e materiali plastici.

Nel complesso, il quadro delineato da Areté conferma come le commodity restino fortemente esposte sia ai fattori climatici sia alle tensioni geopolitiche ed energetiche. Un equilibrio fragile che continua a incidere direttamente sui costi industriali e agroalimentari lungo tutta la filiera globale.

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