La Federal Maritime Commission (FMC), l’agenzia americana che vigila sui trasporti marittimi internazionali, sta valutando l’introduzione di sanzioni commerciali contro la Spagna, tra cui un possibile embargo sulle importazioni di olio d’oliva, cosmetici, ceramiche e altri prodotti. Una misura che, se approvata, potrebbe avere conseguenze rilevanti per il commercio agroalimentare internazionale e per i prezzi al consumo negli Stati Uniti.
All’origine della controversia c’è la decisione del governo spagnolo di limitare, a partire dal 2024, l’accesso ai propri porti ad alcune navi statunitensi impegnate nel trasporto di merci destinate a Israele o provenienti dal Paese. Una posizione che ha provocato la reazione delle autorità americane, intenzionate a valutare possibili contromisure nei confronti delle esportazioni spagnole.
Oltre al divieto di importazione per determinate categorie merceologiche, la FMC ha ipotizzato l’introduzione di una tariffa di 200mila dollari, equivalenti a circa 178.550 euro, per ogni scalo effettuato nei porti statunitensi da navi battenti bandiera spagnola.
Tra i comparti maggiormente esposti figura quello dell’olio d’oliva. La Spagna è il principale produttore mondiale, con una quota compresa tra il 40% e il 50% della produzione globale, e gli Stati Uniti rappresentano uno dei suoi mercati di esportazione più importanti. In termini di valore, il prodotto spagnolo costituisce circa un terzo delle importazioni americane di olio d’oliva.
Secondo i dati riportati dalla FMC, nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato olio d’oliva dalla Spagna per circa 837 milioni di dollari, pari a 747 milioni di euro. Un volume commerciale che evidenzia il peso del mercato americano per i produttori e gli esportatori iberici.
Le eventuali restrizioni avrebbero ripercussioni anche sulla distribuzione statunitense. Gli Stati Uniti producono infatti appena il 5% dell’olio d’oliva consumato annualmente e dipendono quindi in larga misura dalle forniture estere. Un embargo costringerebbe importatori, distributori e catene della grande distribuzione a individuare rapidamente fornitori alternativi.
Tra i Paesi che potrebbero beneficiare di un eventuale spostamento della domanda figurano Italia, Grecia e Tunisia. Tuttavia, sostituire in tempi brevi i quantitativi provenienti dalla Spagna potrebbe risultare complesso, soprattutto considerando il peso della produzione iberica sul mercato mondiale. Una riduzione dell’offerta disponibile rischierebbe inoltre di determinare un aumento dei prezzi sugli scaffali dei supermercati americani.
Per il momento non è stata adottata alcuna sanzione definitiva. La Federal Maritime Commission ha aperto una consultazione pubblica che si concluderà il 14 dicembre 2026, durante la quale anche la Spagna potrà presentare le proprie osservazioni. Soltanto successivamente l’autorità americana potrà decidere se procedere con le misure proposte, in una controversia diplomatica che rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di tensione per il commercio internazionale dell’olio d’oliva.



















