Caro carburante e blocchi dei Tir, nel Sud Italia la GDO cresce dell’1,4% ma crollano ortofrutta e discount

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Le proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori contro il caro carburante, che nelle scorse settimane hanno interessato diverse regioni del Sud Italia, hanno avuto ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sulle abitudini di acquisto delle famiglie, senza tuttavia compromettere il risultato complessivo della grande distribuzione organizzata. Secondo un’analisi di NielsenIQ, nelle due settimane comprese tra il 12 e il 25 ottobre le vendite a valore della GDO nelle regioni meridionali hanno registrato una crescita dell’1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nascondendo però differenze significative tra categorie merceologiche e canali distributivi.

L’indagine riguarda l’Area 4, che comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia, e mette a confronto la settimana di avvio delle proteste con quella successiva, caratterizzata da un progressivo rientro dei blocchi. Nella prima settimana le vendite sono aumentate del 4,7%, mentre nella seconda hanno subito una flessione dell’1,9%. Un andamento che, secondo NielsenIQ, potrebbe essere riconducibile a un anticipo precauzionale degli acquisti da parte dei consumatori, preoccupati per possibili difficoltà di approvvigionamento e quindi orientati a incrementare le scorte domestiche.

Il quadro cambia sensibilmente analizzando le singole categorie merceologiche. Tra il 19 e il 25 ottobre l’ortofrutta ha registrato una contrazione del 9,9%, dopo essere cresciuta del 5,1% nella settimana precedente. Nel complesso delle due settimane il comparto presenta un saldo negativo del 2,3%. Anche le carni hanno risentito delle difficoltà, passando dal +2,3% al -1,8%, pur mantenendo un risultato cumulato leggermente positivo, pari allo 0,3%.

Diverso l’andamento dei prodotti maggiormente conservabili, a partire dai surgelati, che hanno registrato una crescita del 13,6% nella seconda settimana, superiore al 9,4% della precedente, chiudendo il periodo con un incremento complessivo dell’11,5%. Il fresco ha invece rallentato dal +6,5% al +2,5%, mantenendo comunque un progresso cumulato del 5%, mentre l’ittico è passato dal +11,1% al +0,8%, con un saldo positivo del 6%.

Le differenze risultano ancora più evidenti osservando i canali distributivi. Nel periodo considerato, per l’aggregato fresco, freschissimo e surgelati, i supermercati hanno registrato una crescita del 9,6%, mentre i discount hanno accusato una flessione del 9,9% e gli ipermercati del 2,3%. Per i discount il risultato negativo riguarda anche gli altri comparti, che comprendono alimentari confezionati, bevande, prodotti per la casa, cura della persona e animali domestici, con una contrazione del 4,9%. Nei supermercati, invece, questo aggregato è cresciuto del 9,5%.

Il confronto territoriale evidenzia inoltre come il Sud sia stata l’unica area a registrare un andamento negativo nella seconda settimana, mentre le altre tre aree NielsenIQ hanno mantenuto risultati positivi in entrambi i periodi. Nel cumulato delle due settimane, l’Area 1 è cresciuta dell’1,6%, l’Area 2 dello 0,9% e l’Area 3 del 2,3%.

I dati suggeriscono quindi che le difficoltà nei rifornimenti non abbiano determinato soltanto una variazione delle vendite complessive, ma anche una redistribuzione degli acquisti tra settimane, categorie e insegne. La possibilità di conservare più a lungo i prodotti, la disponibilità delle merci sugli scaffali e il timore di ulteriori interruzioni della catena distributiva potrebbero aver orientato le scelte delle famiglie, penalizzando soprattutto i prodotti più deperibili e il canale discount.

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