Regno Unito e Ue verso un accordo per ridurre i controlli sulle esportazioni agroalimentari

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L’Unione europea e il Regno Unito si preparano a compiere un nuovo passo verso la semplificazione degli scambi commerciali nel settore agroalimentare, con l’obiettivo di ridurre i controlli e i costi introdotti dopo la Brexit. Gli Stati membri dell’Ue esamineranno oggi, 4 novembre, una bozza di accordo elaborata dalla Commissione europea al termine dei colloqui con Londra, in vista del vertice bilaterale in programma il 20 novembre.

Secondo quanto riportato dalla BBC, le due parti avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per eliminare una parte significativa delle verifiche sulle esportazioni agroalimentari britanniche verso il mercato europeo. Al centro del negoziato figura un accordo sanitario e fitosanitario (SPS), destinato a semplificare le procedure per la circolazione di alimenti, prodotti agricoli e merci soggette a controlli veterinari.

L’intesa potrebbe rappresentare una svolta per un comparto che ha risentito pesantemente delle nuove barriere commerciali introdotte con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Secondo i dati della Food and Drink Federation (FDF), nel 2025 i volumi delle esportazioni alimentari britanniche verso l’Ue risultavano inferiori di circa il 31% rispetto al 2019. Una contrazione confermata anche dalla National Farmers’ Union, secondo cui le vendite agroalimentari britanniche sul mercato europeo sono diminuite di un terzo nello stesso periodo.

Tra le principali novità previste dall’accordo figurerebbe l’eliminazione di numerosi adempimenti burocratici e dei relativi costi. Attualmente gli esportatori devono sostenere spese fino a 200 sterline per i certificati sanitari di esportazione (Export Health Certificates), circa 25 sterline per i certificati fitosanitari e almeno 127,60 sterline per le ispezioni. Oneri che incidono sulla competitività delle imprese, soprattutto per le spedizioni di dimensioni ridotte e per i prodotti deperibili.

Rod Addy, direttore generale della Provision Trade Federation, organizzazione che rappresenta le industrie britanniche della carne, dei prodotti lattiero-caseari e della pesca, ha accolto favorevolmente la prospettiva di un’intesa, sottolineando che consentirebbe di «ridurre drasticamente i controlli alle frontiere sulle esportazioni e sulle importazioni e i relativi costi con il nostro partner commerciale più vicino e importante».

Secondo Addy, si tratterebbe della migliore notizia ricevuta dall’industria alimentare britannica negli ultimi dieci anni, in un contesto caratterizzato da crescenti costi normativi e pressioni inflazionistiche. Il rappresentante dell’associazione ha tuttavia invitato a non considerare l’accordo una soluzione definitiva alle difficoltà commerciali emerse dopo la Brexit.

Il Regno Unito continuerà infatti a rimanere fuori dal mercato unico e dall’unione doganale europea, con la conseguente permanenza di documentazione doganale, controlli e costi amministrativi. Londra dovrà inoltre adeguarsi a una parte della normativa comunitaria, pur disponendo di un’influenza inferiore rispetto al passato sulla sua definizione.

La transizione verso le nuove procedure potrebbe comportare ulteriori difficoltà operative nella fase iniziale. L’esame della bozza da parte degli Stati membri rappresenta quindi un passaggio importante, ma non ancora conclusivo, di un negoziato che potrebbe contribuire a rilanciare gli scambi agroalimentari tra le due sponde della Manica.

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