Presentando gli ultimi risultati il presidente e CEO di Campbell’s Mick Beekhuizen ha ammesso che gli aumenti di prezzo per compensare l’impatto dei dazi saranno “inevitabili, seppur chirurgici”. Il nodo principale riguarda l’acciaio e l’alluminio necessari all’inscatolamento dei prodotti: il 60% dei dazi deriva dalle tariffe Sezione 232, il resto da quelle IEEPA. Il peso complessivo è stimato pari al 4% del costo del venduto. “Prevediamo di mitigare circa il 60% di questo impatto attraverso gestione delle scorte, collaborazione con i fornitori, sourcing alternativo e piani di produttività, ricorrendo a ritocchi di prezzo solo dove indispensabile”, ha spiegato la CFO Carrie Anderson, annunciando anche risparmi per 70 milioni di dollari.
La pressione sui margini porterà l’EPS rettificato a calare del 12-18% nel 2026, dopo il -4% registrato nell’ultimo esercizio (2,97 dollari). Due terzi della contrazione prevista derivano dall’effetto netto dei dazi, il resto dal business di base e dalle dismissioni di Noosa e Pop Secret. Beekhuizen ha chiarito che non esiste capacità sufficiente negli Stati Uniti per fornire il “food grade tinplate” necessario: “Se ci fosse, compreremmo sul mercato domestico. Ma siamo costretti a importare e subire tariffe del 50%”. L’impatto maggiore si farà sentire nella divisione Meals & Beverages, che include le zuppe e il marchio Rao’s, prodotto in Italia e quindi soggetto a dazi IEEPA. Rao’s ha comunque archiviato il 2025 con vendite in crescita a una cifra alta.
Nel 2025, Campbell’s ha realizzato ricavi netti per 10,3 miliardi di dollari (+6% reported, -1% organico) ed EBIT rettificato di 1,5 miliardi (+2%). Per il nuovo anno fiscale la società prevede vendite nette in calo fino al 2% o stabili, e ricavi organici compresi tra -1% e +1%. L’EBIT rettificato è atteso in flessione tra il 9% e il 13%, con una graduale stabilizzazione della divisione snack nella seconda parte dell’anno.



















