Crisi nella rete belga di Intermarché: debiti a 45 milioni e tensioni con i franchisee

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Le tensioni tra affiliati e casa madre tornano a scuotere il sistema Intermarché in Belgio, dove una parte della rete accusa il gruppo Les Mousquetaires di una gestione che avrebbe aggravato la situazione finanziaria di diversi punti vendita, fino a spingerli verso il fallimento. Secondo un’inchiesta dell’emittente pubblica RTBF, che si aggiunge a quanto già riportato da testate come L’Echo e Le Soir, un gruppo di imprenditori – pari a circa il 10% della rete – denuncia pratiche considerate penalizzanti. Molti parlano in forma anonima, temendo ritorsioni.

Al centro delle criticità c’è l’integrazione dei circa 80 punti vendita rilevati nel 2022 dall’ex franchisee Mestdagh, operazione che ha portato la rete belga a 166 negozi, più che raddoppiando la presenza sul mercato. Un’espansione rapida che, secondo le testimonianze, non sarebbe stata accompagnata da un adeguato rafforzamento organizzativo. I problemi più gravi riguardano logistica e sistemi informatici: consegne incomplete o errate, scaffali vuoti e forti ripercussioni su vendite e marginalità. Un documento citato da RTBF indica che nel 2024 fino al 30% dei prodotti ordinati non sarebbe mai arrivato nei punti vendita, compromettendo la continuità operativa.

Il quadro finanziario appare altrettanto critico: circa il 60% dei negozi risulterebbe in perdita. Il debito complessivo degli affiliati verso il gruppo sarebbe passato da 13 milioni di euro nel 2023 a 45 milioni nel 2025, segnalando una crescente dipendenza finanziaria dalla casa madre. La svolta sarebbe arrivata con l’invio in Belgio di Laurent Boutbien, vicino all’amministratore delegato Thierry Cotillard. Da quel momento, secondo gli affiliati, le condizioni operative sarebbero diventate più rigide: i negozi in difficoltà devono pagare le forniture alla consegna, una misura che – secondo l’esperto Pierre Boseret – rischia di accelerare i fallimenti.

Diverse testimonianze sostengono che il gruppo miri poi a riacquisire i punti vendita in crisi per una cifra simbolica, per esempio un euro, per successivamente riassegnarli ad altri affiliati, ristrutturando la rete a condizioni più favorevoli. Dal canto suo, Intermarché riconosce l’esistenza di tensioni con parte della rete, ma difende la solidità del modello e la propria situazione finanziaria. Il gruppo sottolinea come le perdite siano legate agli investimenti necessari dopo l’acquisizione di Mestdagh e al processo di modernizzazione.

I vertici ricordano inoltre che nel 2025 il fatturato è cresciuto del 6%, sfiorando i 2 miliardi di euro, nonostante l’uscita dal business del tabacco, che valeva circa il 2% dei ricavi. Anche le vendite per metro quadrato sarebbero tornate quasi ai livelli precedenti all’acquisizione. Una lettura che però non convince parte degli affiliati, che continuano a denunciare un modello di espansione troppo rapido e non sostenuto da infrastrutture adeguate. Il caso belga diventa così emblematico delle criticità che possono emergere nelle strategie di crescita accelerata nella GDO europea. Il confronto resta aperto, con il rischio che le tensioni interne possano tradursi in ulteriori ristrutturazioni della rete e in un riassetto degli equilibri tra franchisor e affiliati.

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