Dalla maionese Sasso al pesto crudo, Formec Biffi festeggia 60 anni di intuizioni e innovazioni

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Formec Biffi celebra sessant’anni di attività e i novant’anni del fondatore e presidente Pietro Casella, ripercorrendo una storia industriale costruita sulla capacità di anticipare le trasformazioni del mercato alimentare, dalla maionese in tubetto al pesto crudo, fino all’introduzione del biologico nella grande distribuzione e allo sviluppo delle più recenti proposte vegetali.

Le celebrazioni si sono svolte venerdì 11 settembre nello stabilimento di San Rocco al Porto, in provincia di Lodi, dove, alla presenza del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, è stato inaugurato Spazio Biffi Arte 3.0, un nuovo ambiente immersivo dedicato all’evoluzione dell’azienda e al rapporto tra produzione, innovazione, cultura e territorio.

Uno dei primi esempi dell’approccio seguito dall’impresa risale agli anni Settanta, quando Pietro Casella, anziché limitarsi a produrre la maionese Sasso per conto terzi, coinvolse Armando Testa nella progettazione di una vaschetta a forma di mezzo uovo, concepita per essere portata direttamente in tavola e non tenuta nascosta in dispensa.

La confezione vinse l’Oscar europeo dell’imballaggio, anche se rimase poco tempo sugli scaffali, ma da quell’esperienza nacque l’idea di impiegare per gli alimenti un tubetto interamente in plastica, un’intuizione che all’epoca appariva insolita e che avrebbe anticipato questioni legate alla praticità, alla riduzione dei materiali e alla sostenibilità del confezionamento.

Negli anni Ottanta l’azienda affrontò invece il problema del pesto, che fuori dalla Liguria era disponibile quasi esclusivamente in versione pastorizzata, più scura e distante dal profumo e dalle caratteristiche del prodotto fresco, cercando una soluzione capace di conservarne più a lungo le qualità senza ricorrere alla cottura.

Insieme a Daniela Moi, Casella mise così a punto un processo di stabilizzazione a freddo basato sul controllo del pH e dell’attività dell’acqua, senza l’utilizzo di calore o additivi, ottenendo un pesto crudo capace di rimanere stabile per mesi fuori dal frigorifero e di raggiungere mercati fino ad allora difficilmente accessibili.

L’innovazione valse a Formec un secondo Oscar europeo dell’imballaggio e pose le basi per l’espansione internazionale del pesto Biffi, che, a distanza di decenni da quelle prime sperimentazioni, è arrivato anche sugli scaffali di Paesi lontani come la Corea del Sud e l’Australia.

La stessa tecnologia venne successivamente portata all’interno del banco frigo con il lancio del Pesto Fresco Biffi in vasetto di vetro e con l’ampliamento dell’offerta alle salse ai quattro formaggi e ai funghi, contribuendo a trasformare la percezione del sugo pronto, non più soltanto conserva a lunga scadenza ma prodotto fresco vicino alla preparazione artigianale.

Da quella scelta è nata una gamma che oggi comprende oltre 24 referenze, con ricette che spaziano dal radicchio allo speck fino allo zafferano, attraverso un percorso che ha permesso all’azienda di ampliare progressivamente la propria presenza nel comparto dei condimenti freschi.

La capacità di intercettare in anticipo i cambiamenti delle abitudini alimentari ha guidato anche la decisione, maturata alla fine degli anni Ottanta, di portare il biologico nella grande distribuzione, quando questa categoria era ancora circoscritta a pochi negozi specializzati e non aveva assunto le dimensioni raggiunte successivamente.

Lo stesso metodo è stato applicato, vent’anni più tardi, ai prodotti vegetali e alle referenze senza glutine, senza zucchero e senza conservanti, trasformando proposte inizialmente destinate a un pubblico ristretto in un catalogo su scala industriale, prima che il plant-based diventasse un fenomeno diffuso.

«Se guardo l’insieme dei prodotti che abbiamo creato in 60 anni, quello che li lega non è una ricetta ma un metodo», ha spiegato Pietro Casella, ricordando come l’azienda abbia messo la maionese in una confezione a forma di uovo quando l’impiego della plastica per un prodotto delicato appariva ancora un’eresia e abbia portato il biologico nei supermercati quando era confinato a pochi punti vendita specializzati.

«Ogni volta abbiamo cercato di capire quale sarebbe stata l’abitudine di domani. Non tutti i tentativi sono arrivati a scaffale, ma anche quelli falliti ci hanno insegnato qualcosa che poi è tornato utile altrove», ha aggiunto il fondatore e presidente.

Formec Biffi prevede di chiudere il 2026 con un fatturato di 155 milioni di euro ed esporta i propri prodotti in 51 Paesi, tra cui Gran Bretagna, Spagna, Germania e Stati Uniti, mentre il sito di San Rocco al Porto si sviluppa su una superficie superiore ai 200mila metri quadrati.

All’interno dello stabilimento operano 36 linee produttive, dalle quali escono ogni anno circa 410 milioni di pezzi corrispondenti a 1.600 diverse etichette, numeri che descrivono la crescita raggiunta dall’impresa nei sessant’anni trascorsi dalla sua fondazione.

Accanto agli investimenti nelle energie rinnovabili e alle politiche rivolte alla riduzione dell’impiego della plastica, l’azienda ha costruito nel tempo un dialogo con l’arte, trasformando materiali e oggetti provenienti dalla produzione in sculture e installazioni collocate negli spazi verdi, sui silos e lungo il perimetro industriale.

Questo percorso trova ora una sintesi in Spazio Biffi Arte 3.0, progettato dall’architetto Carlo Scagnelli con il contributo dello studio Inside per la componente audiovisiva, attraverso un allestimento che accompagna i visitatori lungo le principali tappe dell’evoluzione aziendale.

Il nuovo ambiente utilizza immagini, suoni, testimonianze e tecnologie immersive per raccontare la storia dell’impresa, il valore delle persone che vi lavorano, lo sviluppo tecnologico degli impianti e il rapporto costruito nel corso degli anni con il territorio e la comunità locale.

Una proiezione a 360 gradi permette di entrare virtualmente nello stabilimento e di osservare da vicino le diverse fasi della produzione, mentre un’area didattica è destinata ad accogliere scuole, gruppi, incontri, seminari e iniziative culturali.

Tra le opere presenti figura anche “Sinfonia di Sapori” di Giorgio Milani, un’installazione realizzata con tubazioni in acciaio provenienti dalla fabbrica e accompagnata da una composizione costruita rielaborando i suoni reali degli impianti, in un incontro tra creatività, tecnologia e memoria industriale.

Con l’apertura del nuovo spazio, Formec Biffi affianca quindi al racconto dei risultati produttivi quello delle intuizioni, dei tentativi e delle sperimentazioni che hanno segnato i suoi primi sessant’anni, confermando il legame tra l’identità dell’impresa e la ricerca di soluzioni capaci di anticipare le esigenze del mercato.

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