Fever-Tree archivia il 2025 con ricavi in crescita ma redditività in calo, in un esercizio definito dal gruppo come “pivotal” soprattutto per l’avvio della partnership strategica con Molson Coors negli Stati Uniti, mercato indicato come il principale motore di sviluppo per il prossimo ciclo. Il gruppo britannico dei premium mixer ha chiuso l’anno al 31 dicembre 2025 con ricavi adjusted pari a 375,3 milioni di sterline, in aumento del 2% su base annua e del 3% a cambi costanti, mentre i ricavi del solo brand Fever-Tree sono saliti del 4% a cambi costanti, con un’accelerazione al 5% nel secondo semestre.
A pesare sui conti è stata soprattutto la flessione dell’Adjusted Ebitda, sceso del 16% a 42,4 milioni di sterline, con un margine passato dal 13,7% all’11,3%, penalizzato dall’impatto iniziale della transizione americana e da un accantonamento di 2,8 milioni legato alla contestazione sulla UK Extended Producer Responsibility levy. Al netto di questa posta, l’Adjusted Ebitda sarebbe stato pari a 45,2 milioni, in linea con la guidance precedente.
Negli Stati Uniti i ricavi hanno raggiunto 131,9 milioni di sterline, in aumento del 3% reported e del 6% a cambi costanti. Il management sottolinea che il passaggio al nuovo modello con Molson Coors ha tenuto sul piano commerciale, con il marchio ormai inserito in circa 400 distributori regionali e con quote di mercato in progresso nelle categorie core. Il contributo della divisione Usa alla redditività, però, si è ridotto sensibilmente: l’Adjusted Ebitda del segmento è sceso da 18,5 a 8,2 milioni di sterline, con margine al 6,3% contro il 14,4% dell’anno precedente.
Nel Regno Unito i ricavi sono diminuiti del 2% a 108,4 milioni di sterline, ma la performance è migliorata nella seconda metà dell’anno grazie al canale off-trade. Più difficile l’andamento dell’on-trade, frenato da costi del lavoro più alti, aumento dei dazi e consumi prudenti, con riflessi negativi soprattutto sui volumi del gin e quindi della categoria mixer.
L’Europa ha segnato una crescita del 2% a 94,7 milioni di sterline per il marchio Fever-Tree, sostenuta da Francia e Benelux, mentre il resto del mondo ha registrato l’incremento più marcato, +22% a cambi costanti, a 37,7 milioni di sterline, con Australia, Nuova Zelanda e Canada tra i mercati più dinamici.
Sul piano del portafoglio, prosegue la diversificazione oltre la tonica: i prodotti “beyond tonic” rappresentano ormai il 45% del fatturato di gruppo, segnale di un ampliamento delle occasioni di consumo e della rilevanza del brand anche come premium soft drink. Tra i prodotti di punta si distingue il Ginger Beer, indicato dal gruppo come brand globale leader per valore nella categoria e protagonista di una crescita a doppia cifra in diversi mercati.
Sul fronte finanziario, Fever-Tree ha chiuso il 2025 con una posizione di cassa pari a 91,1 milioni di sterline, in lieve calo rispetto ai 96 milioni del 2024, dopo avere completato un buyback da 100 milioni di sterline. Un ulteriore programma di riacquisto da 30 milioni è già in corso. In aumento del 2% anche il dividendo ordinario, portato a 17,31 pence per azione.
Per il 2026 il gruppo conferma una visione prudenzialmente positiva. Pur richiamando l’incertezza geopolitica, il management si dice allineato alle attese di mercato e ritiene di avere costruito una piattaforma più scalabile nei mercati prioritari, a partire dagli Stati Uniti, dove sono previsti ulteriori investimenti in marketing per sostenere la crescita. Tim Warrillow, ceo e cofondatore, ha definito il 2025 “un anno cruciale” e sostiene che Fever-Tree entri nel nuovo esercizio “da una posizione di forza”, con un marchio premium, una leadership crescente e un portafoglio più ampio e rilevante.



















