La crisi del grano duro italiano si aggrava e Confagricoltura torna a chiedere interventi strutturali per salvaguardare una produzione considerata strategica per il Paese. Alla vigilia dell’Assemblea estiva della Confederazione, in programma domani 15 luglio alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’organizzazione diffonde dati che descrive come particolarmente preoccupanti per il futuro della cerealicoltura nazionale.
Secondo Confagricoltura, le quotazioni della Commissione Unica Nazionale (CUN) per il frumento duro di qualità superiore sono oggi scese sotto i 300 euro a tonnellata, un livello che non copre i costi medi di produzione. Una situazione che, sottolinea la Confederazione, costringe molti agricoltori a raccogliere il prodotto in perdita.
L’analisi del Centro Studi di Confagricoltura evidenzia inoltre un problema di carattere strutturale. Tra il 2012 e il 2025 le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10%, mentre il tasso di autoapprovvigionamento è passato dal 78% al 56,5%.
Per raggiungere l’autosufficienza, secondo i calcoli dell’organizzazione agricola, sarebbero necessari oltre 880 mila ettari aggiuntivi coltivati a grano duro. Di conseguenza, oggi l’Italia dipende dalle importazioni per quasi la metà della materia prima destinata alla produzione di pasta, una dipendenza che continua ad aumentare.
Per Confagricoltura non si tratta soltanto di una fase negativa del mercato, ma di una vera e propria questione di “sovranità produttiva”, destinata a incidere sulla capacità del Paese di garantire l’approvvigionamento di una materia prima simbolo dell’agroalimentare nazionale.
Lo scenario internazionale, inoltre, non lascia prevedere un’immediata inversione di tendenza. Le stime disponibili indicano infatti un aumento dell’offerta mondiale di grano duro nel corso del 2026, con una conseguente crescita delle scorte globali che potrebbe continuare a esercitare pressione sui prezzi.
La Confederazione auspica tuttavia che l’elevata qualità del grano italiano possa essere valorizzata lungo la filiera, consentendo un miglior riconoscimento economico sia alla materia prima sia alla pasta sui mercati nazionali e internazionali.
Confagricoltura precisa di non voler alimentare polemiche sul funzionamento della Commissione Unica Nazionale per la rilevazione dei prezzi. L’obiettivo dichiarato è invece quello di costruire una strategia condivisa di filiera capace di arrestare il progressivo calo delle superfici coltivate, rafforzare il livello di autoapprovvigionamento nazionale e garantire un reddito sostenibile ai produttori.
Questi temi saranno al centro del confronto di domani con il ministro Lollobrigida. Confagricoltura presenterà dati e proposte con l’intento di aprire un dialogo orientato a soluzioni di lungo periodo per rilanciare la filiera italiana del grano duro e assicurarne la competitività negli anni a venire.



















