Negli Stati Uniti la crescita dei prezzi alimentari nei supermercati potrebbe tornare a intensificarsi negli ultimi mesi del 2026. A pesare sulle prospettive del settore è soprattutto il costo del carburante, che sta aumentando le spese lungo la filiera e potrebbe rendere più difficile per produttori e distributori contenere i rincari, secondo gli esperti intervenuti a un incontro organizzato da FMI, l’associazione statunitense dell’industria alimentare.
Ad agosto l’inflazione degli alimenti acquistati per il consumo domestico è scesa al 2,2% su base annua, dopo essersi mantenuta al 2,7% nei tre mesi precedenti. Il dato offre un sollievo ai consumatori, ma potrebbe non anticipare una fase duratura di stabilizzazione: l’aumento dei costi energetici è già visibile nelle spese sostenute dalle imprese per trasporti, magazzini e conservazione dei prodotti.
Ricky Volpe, docente di economia agroalimentare alla California Polytechnic State University, ha osservato che nel corso dell’anno retailer e produttori hanno cercato di limitare gli aumenti per restare competitivi e rispondere alla sensibilità dei clienti sui prezzi. A suo giudizio, però, questo sforzo potrebbe diventare sempre più difficile da sostenere: Volpe si aspetta una nuova risalita dell’inflazione alimentare nell’ultimo trimestre e stima che il tasso per l’intero 2026 possa attestarsi intorno al 2,7%. Si tratta di una previsione, soggetta all’andamento dei costi nei prossimi mesi.
Tra le voci più rilevanti figura il diesel, utilizzato in diverse fasi della filiera. Il suo rincaro incide direttamente sulla distribuzione delle merci dai centri logistici ai punti vendita, mentre gli effetti sulle attività di stoccaggio, sulla catena del freddo e sugli altri servizi necessari a portare i prodotti sugli scaffali possono emergere più gradualmente. Secondo l’analisi diffusa da FMI, ad agosto gli aumenti dei costi di diesel, elettricità industriale, trasporto e conservazione refrigerata erano già rilevabili nei prezzi alla produzione.
La pressione potrebbe estendersi anche alla produzione agricola. Andy Harig, vicepresidente di FMI, ha ricordato che gli agricoltori dipendono in misura significativa dal diesel e che le prossime decisioni sulle semine saranno prese tenendo conto di costi energetici più elevati. Per la distribuzione alimentare americana, dunque, il rallentamento registrato ad agosto rappresenta un dato positivo, ma la tenuta dei prezzi al dettaglio dipenderà dalla capacità dell’intera filiera di assorbire le nuove spese.



















