La filiera lattiero-casearia britannica definisce una strategia comune per rafforzare la sostenibilità ambientale senza compromettere la sicurezza alimentare, l’accessibilità dei prodotti e la tenuta economica delle comunità rurali. The Dairy Roadmap ha presentato “Sustainable Dairy Pathways: The Path to 2030”, un rapporto indipendente che individua le azioni necessarie per rendere il settore più resiliente di fronte ai cambiamenti climatici. Il documento arriva dopo un’estate caratterizzata da temperature estreme, forti pressioni meteorologiche e dalla persistente diffusione della febbre catarrale degli ovini, conosciuta anche come bluetongue.
Commissionato da The Dairy Roadmap per conto dell’intera catena del valore e realizzato dallo Scotland’s Rural College, lo studio riunisce per la prima volta allevatori, trasformatori e altri operatori attorno a un percorso condiviso. Il messaggio centrale è che il settore conosce già molte delle soluzioni necessarie e deve ora concentrarsi sulla loro diffusione su una scala più ampia. Il piano parte dai risultati conseguiti negli ultimi decenni, durante i quali le emissioni generate in azienda per ogni litro di latte prodotto sono diminuite di circa il 22% rispetto al 1990.
Nello stesso periodo le emissioni di metano riconducibili al settore sono scese di quasi il 14%, mentre negli ultimi cinque anni i gas serra sono diminuiti complessivamente del 9%. Progressi significativi sono stati ottenuti anche nella trasformazione, dove l’intensità energetica è stata ridotta di oltre il 30% e l’utilizzo di acqua per chilogrammo di latte è calato di più della metà.
La quota dei rifiuti inviati in discarica, che in passato raggiungeva il 24%, è stata inoltre portata al di sotto del 2%. Il rapporto individua quattro priorità per consolidare questi risultati e accelerare il cambiamento entro la fine del decennio. La prima consiste nell’aumentare l’adozione delle pratiche già disponibili e capaci di produrre benefici ambientali misurabili senza penalizzare la produttività degli allevamenti.
La seconda riguarda gli investimenti nelle infrastrutture e nelle tecnologie più efficaci, mentre la terza invita il comparto a prepararsi alle innovazioni che potranno emergere nei prossimi anni. La quarta priorità è la creazione di condizioni favorevoli attraverso politiche coerenti, strumenti finanziari accessibili, sistemi comuni di raccolta dei dati e servizi di consulenza più capillari.
Per realizzare la transizione descritta nello studio sarebbero necessari investimenti complessivi per 2,4 miliardi di sterline. Una parte rilevante delle risorse dovrebbe essere destinata alla gestione e allo stoccaggio dei liquami, un ambito nel quale vengono richiesti sostegno pubblico, regole certe e interventi mirati. La strategia sottolinea inoltre la necessità di migliorare il trasferimento delle conoscenze, sviluppare nuove competenze e rendere maggiormente confrontabili i dati raccolti lungo la filiera.
Secondo Bas Padberg, presidente di The Dairy Roadmap, la sostenibilità deve essere considerata uno strumento per garantire il futuro dell’allevamento da latte e non soltanto un insieme di obblighi ambientali. “Per la prima volta l’intera catena del valore lattiero-casearia si è riunita attorno a un percorso condiviso verso il 2030” ha dichiarato Padberg. Il presidente ha evidenziato che molte delle soluzioni sono già disponibili e che la priorità deve essere quella di estendere le pratiche che hanno dimostrato di funzionare. Il rapporto cerca così di conciliare il miglioramento delle prestazioni ambientali con la produzione efficiente di alimenti nutrienti e accessibili.
Il latte e i suoi derivati conservano infatti una posizione centrale nelle abitudini alimentari britanniche, considerando che nell’ultimo anno sono stati acquistati dal 99,6% delle famiglie. La rilevanza del comparto emerge anche dai suoi numeri produttivi e occupazionali. Il Regno Unito produce ogni anno circa 15 miliardi di litri di latte e il settore garantisce più di 50mila posti di lavoro direttamente nelle aziende agricole. A questi si aggiungono altri 22.500 occupati impiegati nelle attività di trasformazione lattiero-casearia.
Il comparto rappresenta pertanto una componente importante della sicurezza alimentare nazionale e dell’economia di numerose aree rurali. David Homer, presidente del gruppo di lavoro Sustainable Dairy Pathways, ha ricordato che il caldo estremo dell’ultima estate ha mostrato concretamente i rischi determinati dal cambiamento climatico. Le temperature elevate, gli eventi meteorologici e malattie come la bluetongue stanno già incidendo sul benessere degli animali, sulla produttività e sulla capacità delle aziende di affrontare le crisi. Per Homer, il valore del rapporto risiede soprattutto nella costruzione di una visione collettiva, fondata su evidenze, raccomandazioni e azioni già sperimentate.
L’obiettivo è sviluppare un sistema lattiero-caseario a basse emissioni, resistente agli effetti del clima e capace di contribuire alla tutela della natura. Il percorso dovrà però preservare contemporaneamente la disponibilità di alimenti, la sostenibilità economica delle imprese e il ruolo sociale delle comunità agricole. “Sustainable Dairy Pathways” è il primo di due rapporti commissionati da The Dairy Roadmap, mentre un secondo documento, atteso nel 2027, definirà la traiettoria di più lungo periodo verso il 2050.



















