Prezzi alimentari globali in rialzo del 5,8%, cereali e zucchero trainano gli aumenti

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Print

Tornano a salire i prezzi internazionali delle materie prime alimentari, sotto la pressione delle difficoltà nei trasporti e delle condizioni meteorologiche che limitano la disponibilità di alcune produzioni. A settembre 2026 l’indice FAO ha raggiunto una media di 136 punti, in aumento dell’1,5% rispetto ad agosto e del 5,8% su base annua, con rincari soprattutto per cereali, zucchero e oli vegetali.

Per il comparto agroalimentare il quadro segnala nuove pressioni sugli approvvigionamenti, alle quali si aggiungono costi energetici e logistici più elevati. Il capo economista della FAO, Maximo Torero, evidenzia un aumento persistente e sempre più diffuso delle quotazioni, alimentato dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Nero e dagli shock climatici. Se queste tensioni dovessero proseguire, avverte, potrebbero trasferirsi presto sui prezzi alimentari al consumo, soprattutto nei Paesi più dipendenti dalle importazioni di cibo ed energia.

Il rialzo dei cereali è tra i segnali più marcati: l’indice di categoria cresce del 5,1% rispetto ad agosto e si colloca del 17,2% sopra il livello di settembre 2025. Il grano aumenta del 6,3%, sostenuto dai vincoli logistici nell’area del Mar Nero e dal clima secco in alcune zone del Nord America in vista delle semine, mentre il mais registra un incremento del 5,6%.

Su quest’ultimo pesano i timori per le rese negli Stati Uniti, la minore disponibilità di prodotto esportabile dal Brasile e gli ostacoli agli scambi nel Mar Nero. L’incertezza sulla navigazione attraverso Hormuz sostiene inoltre le quotazioni delle materie prime utilizzate per i biocarburanti, tra cui lo stesso mais. Anche il riso rincara, con un aumento dell’1,4% legato alle preoccupazioni meteorologiche e alla riduzione stagionale dell’offerta.

Lo zucchero segna un incremento mensile del 6,1%, sulla prospettiva di disponibilità globali più contenute nella stagione 2026/27. Concorrono al rialzo le attese di una produzione inferiore in Thailandia, le precipitazioni sotto la norma e il rafforzamento di El Niño in India, le forti piogge nel Centro-Sud del Brasile e la diminuzione delle superfici coltivate a barbabietola nell’Unione europea.

Gli oli vegetali aumentano dello 0,9%, trainati dall’olio di palma, per effetto della domanda internazionale sostenuta e dei timori sulle conseguenze del clima secco nel Sud-Est asiatico. In controtendenza le carni, il cui indice scende dell’1,1% grazie all’abbondante offerta esportabile di suino e pollame; salgono invece le quotazioni della carne bovina brasiliana, sostenute dalla maggiore domanda statunitense. I lattiero-caseari registrano una lieve flessione dello 0,1%, con il calo dei formaggi che compensa gli aumenti del latte in polvere.

Sul fronte produttivo, la FAO prevede per il 2026 un raccolto mondiale di cereali pari a 2,979 miliardi di tonnellate, in diminuzione del 2,1% rispetto al 2025, ma ancora il secondo più elevato mai registrato. Le migliori prospettive per il grano australiano non compensano la revisione al ribasso dei cereali secondari, penalizzati dal caldo e dalla siccità nell’Unione europea e negli Stati Uniti. Per il riso, le piogge monsoniche distribuite in modo irregolare riducono le attese produttive in India.

L’utilizzo mondiale di cereali nella stagione 2026/27 è stimato in 2,966 miliardi di tonnellate, mentre le scorte finali dovrebbero restare sostanzialmente stabili a 950 milioni di tonnellate. Più debole il commercio internazionale, previsto in calo del 3,5% a 505,8 milioni di tonnellate, anche per le limitazioni alle rotte del Mar Nero e l’insufficiente capacità di trasporto alternativa.

Il monitoraggio AMIS, ospitato dalla FAO, richiama infine l’attenzione su noli elevati, prezzi dei fertilizzanti più sostenuti e persistenti difficoltà logistiche. A rendere meno prevedibile il quadro contribuisce El Niño, soprattutto per il riso nell’Asia meridionale e sudorientale: durante questi eventi, le rese globali risultano generalmente inferiori dell’1-1,5% rispetto alla tendenza attesa, aggiungendo incertezza alle prospettive di approvvigionamento.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
Pocket
WhatsApp
Non perdere niente! Iscriviti alla nostra newsletter.

Lascia un commento