Per anni i consumatori americani hanno continuato a spendere nonostante l’inflazione, l’aumento dei tassi e un clima economico sempre più incerto, sostenendo la crescita dei retailer e dei consumi interni, ma ora qualcosa sembra cambiare e i segnali che arrivano dagli Stati Uniti indicano che anche la resilienza della classe media sta iniziando a incrinarsi. Ad aprile l’inflazione negli Stati Uniti ha raggiunto il 3,8%, secondo i dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics, superando per la prima volta negli ultimi tre anni la crescita dei salari, un elemento che secondo molti economisti rischia di pesare in maniera significativa sulla capacità di spesa delle famiglie nei prossimi mesi.
Gli aumenti dei prezzi sono stati diffusi in diversi comparti e hanno interessato soprattutto il settore energetico, che ad aprile ha registrato un incremento del 3,8% dopo il +10,9% di marzo. I prezzi della benzina sono cresciuti di oltre l’11% su base annua, mentre anche le bollette elettriche hanno continuato a salire. Parallelamente sono aumentati i prezzi di numerosi beni di largo consumo e servizi considerati essenziali, inclusi alimentari, affitti, biglietti aerei, arredamento domestico e spese mediche, andando così a comprimere ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie americane.
Secondo Heather Long, chief economist di Navy Federal Credit Union, la situazione potrebbe peggiorare nel corso dell’anno anche a causa delle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran e del possibile impatto sui prezzi energetici. “Le famiglie devono comunque pagare le bollette, mettere carburante nell’auto e sostenere le spese essenziali”, ha spiegato Long, sottolineando come oggi i consumatori possano rinunciare a viaggi e spese discrezionali, ma non ai costi di base.
A incidere è anche l’esaurimento dell’effetto positivo dei rimborsi fiscali, che negli ultimi mesi avevano sostenuto i consumi. Secondo i dati di Navy Federal, circa metà dei rimborsi extra ricevuti dai contribuenti americani, pari in media a circa 350 dollari per persona, è già stata spesa, soprattutto per far fronte all’aumento dei prezzi del carburante, mentre il resto potrebbe esaurirsi entro la fine dell’estate.
Se le fasce di reddito più basse stanno vivendo difficoltà economiche già da tempo, ora anche la classe media americana inizia a sentire concretamente la pressione dell’inflazione, con una riduzione progressiva della spesa discrezionale e acquisti sempre più orientati verso prodotti a basso costo o piccoli sfizi occasionali. Lo scenario rischia di avere ripercussioni dirette sul retail statunitense. A marzo la National Retail Federation aveva previsto per il 2026 una crescita delle vendite retail del 4,4%, facendo leva proprio sulla capacità dei consumatori di continuare a spendere nonostante inflazione elevata e rallentamento del mercato del lavoro.
Tuttavia, secondo diversi osservatori, la tenuta dei consumi potrebbe ora arrivare a un punto di svolta, soprattutto se il differenziale tra salari e prezzi continuerà ad ampliarsi nei prossimi trimestri. “Il consumatore americano è sotto pressione e questa volta non si tratta soltanto di percezioni negative o di pessimismo”, ha concluso Long. “La stretta è reale e riguarda concretamente i soldi disponibili nelle famiglie, in particolare nella classe media”.



















