L’industria alimentare britannica rivendica importanti risultati sul fronte della riformulazione nutrizionale dei prodotti, ma lancia anche un appello al Governo affinché non modifichi le regole che, secondo le aziende, hanno favorito gli investimenti in alimenti più salutari. È quanto emerge dall’ultimo rapporto “Shaping a Healthier Future” della Food and Drink Federation (FDF), l’associazione che rappresenta alcuni dei principali marchi del food & beverage del Regno Unito.
Secondo i dati diffusi dalla federazione, negli ultimi cinque anni i prodotti delle aziende associate hanno ridotto del 18% il contributo di sale, del 19% quello di zuccheri e del 17% quello calorico all’interno del mercato alimentare britannico. Parallelamente, il punteggio medio del Nutrient Profiling Model (NPM), il sistema utilizzato dal Governo per classificare i prodotti in base al loro profilo nutrizionale, è migliorato del 13% rispetto al 2021.
L’NPM assegna un punteggio agli alimenti e alle bevande: più il valore è basso, più il prodotto è considerato salutare. Nel 2025 il punteggio medio dei prodotti delle aziende FDF è sceso a 3,3 rispetto al 3,8 registrato nel 2021, rimanendo al di sotto della soglia di 4 oltre la quale un alimento viene classificato come “meno salutare”.
La federazione attribuisce questi risultati a decenni di investimenti in ricerca e sviluppo, che hanno consentito di migliorare le ricette di molti prodotti senza comprometterne gusto e gradimento da parte dei consumatori. Solo nel 2024, secondo una stima dell’associazione, tra il 50% e il 60% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo del settore, pari a circa 167-200 milioni di sterline, è stata destinata all’innovazione orientata alla salute.
Tra gli esempi citati figurano Kellogg’s, che ha ridotto del 17% gli zuccheri nei cereali All-Bran, Danone UK & Ireland, che ha abbassato del 9% il contenuto zuccherino della gamma Actimel, e Premier Foods, che ha sviluppato la linea Mr Kipling Delicious & Light con il 30% di zucchero in meno e livelli ridotti di grassi e sale.
Secondo uno studio della fondazione Nesta, una diffusione su larga scala di piccole modifiche nutrizionali nei prodotti potrebbe portare a una riduzione dell’8,5% dell’apporto calorico medio e contribuire a dimezzare i tassi di obesità nel Regno Unito entro cinque anni.
Nonostante i progressi registrati, la FDF guarda con preoccupazione alle proposte del Governo di modificare il modello NPM. L’associazione teme che alcuni prodotti riformulati, come cereali ricchi di fibre, yogurt alla frutta e sughi pronti con profili nutrizionali migliorati, possano essere riclassificati come “meno salutari”, finendo soggetti a restrizioni pubblicitarie e promozionali.
Per questo la federazione chiede all’esecutivo di sospendere la revisione del sistema e di accelerare invece l’introduzione dell’obbligo di rendicontazione delle vendite di prodotti salutari da parte delle aziende alimentari. Una misura che, secondo il settore, garantirebbe maggiore trasparenza e continuerebbe a incentivare lo sviluppo di nuove proposte nutrizionalmente migliorate.
“Le aziende del food & beverage hanno investito centinaia di milioni di sterline per rendere più salutari i prodotti che i consumatori conoscono e apprezzano”, ha dichiarato Kate Halliwell, Chief Scientific Officer della FDF. “Ora serve un quadro normativo stabile che permetta di proseguire su questa strada e di rafforzare ulteriormente il ruolo del Regno Unito come leader nell’innovazione alimentare orientata alla salute”.



















