La stagione di punta delle importazioni statunitensi si prolunga oltre le attese e settembre potrebbe diventare il mese più intenso del 2026 per i principali porti container del Paese, con volumi stimati in 2,31 milioni di TEU, l’unità di misura equivalente a un container da venti piedi, in aumento del 9,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e leggermente superiori ai livelli raggiunti a luglio.
A indicarlo è il Global Port Tracker, il rapporto elaborato da Hackett Associates per la National Retail Federation, secondo cui una parte dei carichi inizialmente programmati per l’estate sarebbe stata rinviata a causa dei ritardi delle navi provocati dal maltempo in Cina e delle modifiche apportate alle rotte per evitare il Canale di Panama, dove eventuali condizioni di siccità potrebbero rallentare i transiti.
Il principale sostegno alle importazioni arriva tuttavia dalla tenuta della domanda interna, poiché i consumatori statunitensi continuano ad acquistare nonostante l’aumento dei dazi, l’inflazione e gli elevati prezzi dei carburanti, spingendo i retailer a mantenere consistenti gli approvvigionamenti per rispondere alle esigenze del mercato e preparare i magazzini in vista degli ultimi mesi dell’anno.
«Pensavamo che la stagione di punta fosse ormai in gran parte alle nostre spalle, ma non è così», ha dichiarato Jonathan Gold, vicepresidente della NRF per la supply chain e le politiche doganali, spiegando che il protrarsi della fase più intensa riflette sia le difficoltà operative del trasporto marittimo sia la capacità dei consumi di resistere alle pressioni che stanno interessando l’economia.
Anche Ben Hackett, fondatore di Hackett Associates Associates, ha sottolineato come le importazioni siano rimaste sostenute negli ultimi tre mesi nonostante i numerosi ostacoli incontrati dal mercato, tra i quali figurano l’aumento dei dazi, l’inflazione e la crescita dei prezzi dei carburanti collegata al conflitto in Iran.
Le vendite al dettaglio rimangono robuste e le merci continuano a muoversi in modo relativamente regolare lungo la catena logistica, anche se vengono segnalati ritardi nelle partenze e negli arrivi delle navi, insieme a un allungamento dei tempi necessari per trasferire i prodotti attraverso i diversi passaggi della supply chain.
A luglio, ultimo mese per il quale sono disponibili dati definitivi, i porti monitorati hanno movimentato complessivamente 2,3 milioni di TEU, con una crescita del 3,2% rispetto a giugno ma con una diminuzione del 3,9% nel confronto con lo stesso mese del 2025.
Per agosto, i cui risultati definitivi non sono stati ancora comunicati, il Global Port Tracker stima invece 2,29 milioni di TEU, l’1,3% in meno su base annua, mentre il successivo incremento previsto per settembre dovrebbe portare i traffici al punto più alto dell’intero esercizio.
La nuova previsione modifica il quadro delineato soltanto un mese fa, quando maggio sembrava destinato a rimanere il periodo più trafficato del 2026 con 2,24 milioni di TEU, anche perché molti operatori avevano anticipato l’arrivo delle merci per proteggersi dal rischio di ulteriori aumenti delle tariffe doganali.
Gli elevati livelli delle importazioni sono invece proseguiti durante l’estate, riportando il picco stagionale verso la sua tradizionale collocazione tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, nonostante le incertezze legate alle politiche commerciali, ai costi dell’energia e alle condizioni delle principali rotte marittime.
Dopo il massimo previsto per settembre, i volumi dovrebbero scendere a 2,11 milioni di TEU in ottobre, mantenendo comunque una crescita dell’1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, per poi diminuire a 2 milioni di TEU in novembre, con una flessione annua dello 0,9%.
Dicembre dovrebbe invece chiudersi con 2,03 milioni di TEU, l’1,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, portando il totale delle importazioni statunitensi monitorate dal rapporto a 25,7 milioni di TEU nell’intero 2026, contro i 25,4 milioni registrati nell’anno precedente.
La crescita annuale risulterebbe così pari all’1%, in continuità con l’andamento osservato nella prima metà dell’esercizio, quando sono stati movimentati 12,7 milioni di TEU, con un incremento dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2025.
Per gennaio 2027 il Global Port Tracker prevede infine 2,09 milioni di TEU, con una diminuzione dell’1% su base annua, indicando un avvio d’anno leggermente più debole dopo la lunga fase di vivacità registrata nel corso del 2026.
Il rapporto segue i principali scali della costa occidentale e orientale degli Stati Uniti, oltre al porto di Houston sul Golfo del Messico, comprendendo hub strategici come Los Angeles-Long Beach, Oakland, Seattle-Tacoma, New York-New Jersey, Savannah, Charleston, Miami e il porto della Virginia.
Le previsioni confermano dunque una stagione delle importazioni più lunga del previsto, sostenuta dalla tenuta dei consumi e dalla necessità dei retailer di mantenere adeguate disponibilità di prodotto, ma ancora esposta alle tensioni commerciali, alle condizioni meteorologiche e alle difficoltà che interessano la logistica internazionale.



















