Tensioni nel Mar Nero e raccolti in calo spingono i prezzi dei cereali

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Aumento dei dazi sulle importazioni di grano duro dalla Russia

Le tensioni nel Mar Nero e le preoccupazioni per i raccolti hanno spinto al rialzo i mercati internazionali dei cereali e dei semi oleosi nell’ultima settimana di agosto, con aumenti particolarmente marcati per il frumento e prospettive ancora condizionate dalle difficoltà delle esportazioni russe e ucraine. Secondo il rapporto AHDB, il contratto britannico del frumento per uso zootecnico con consegna a novembre 2026 ha chiuso venerdì 28 agosto a 215,75 sterline alla tonnellata, guadagnando il 5,2% in una settimana e raggiungendo il prezzo più alto dalla sua introduzione.

Ancora più consistente il movimento registrato a Chicago, dove il frumento con consegna a dicembre è salito del 12,1%, mentre a Parigi la stessa scadenza ha segnato un incremento del 5,4%, portandosi a 251 euro alla tonnellata. A sostenere gli acquisti, alimentati anche dall’attività degli operatori speculativi, sono state soprattutto le notizie su un possibile intensificarsi degli attacchi russi contro l’Ucraina, che hanno ridimensionato le aspettative di una ripresa delle spedizioni attraverso il Mar Nero.

La Russia starebbe dirottando parte delle esportazioni verso il Baltico, ma le prime previsioni per settembre indicano volumi complessivamente ancora limitati, mentre sul versante ucraino LSEG segnala lunghe attese per l’accesso ai porti sul Danubio. La proposta turca di un piano per garantire esportazioni sicure attraverso il Mar Nero ha successivamente favorito un lieve arretramento delle quotazioni, senza tuttavia allontanare l’attenzione degli operatori dagli sviluppi militari e dalle disponibilità delle altre principali aree produttrici.

A rendere più incerto il quadro europeo contribuisce la revisione della Commissione sul raccolto di mais dell’Unione, ridotto di 1,8 milioni di tonnellate a 50,1 milioni, contro i 60,2 milioni della precedente annata: una contrazione che dovrebbe favorire un maggiore impiego di frumento, orzo e avena nell’alimentazione animale. Anche il mais di Chicago ha registrato un rialzo settimanale del 5,5% sulla scadenza dicembre, sostenuto dalle preoccupazioni per il raccolto statunitense, mentre indicazioni più favorevoli arrivano dall’Australia.

Grazie alle piogge recenti e a superfici coltivate superiori alle attese, il governo australiano ha infatti aumentato le previsioni sul frumento a 29,9 milioni di tonnellate e quelle sull’orzo a 16,4 milioni, pur mantenendo per entrambe le colture una produzione inferiore a quella dello scorso anno, rispettivamente del 17% e del 3%.

Nel comparto dei semi oleosi, la colza di Parigi con consegna a novembre ha guadagnato l’1,5%, chiudendo la settimana a 546,25 euro alla tonnellata, mentre la soia di Chicago e la canola di Winnipeg hanno registrato incrementi rispettivamente del 3,9% e del 3,1%. Oltre alle tensioni nel Mar Nero e al sostegno delle vendite statunitensi all’estero, sul mercato pesano le condizioni della soia americana, con la quota delle coltivazioni giudicate buone o eccellenti scesa al 58% al 30 agosto, dal 60% della settimana precedente.

Nell’Unione europea, la stima del raccolto di colza è stata ridotta a 19,4 milioni di tonnellate, sotto il livello della scorsa annata, mentre quella del girasole è stata rivista a 9,45 milioni, con prime rese francesi descritte da Agritel come molto deludenti. Alle difficoltà produttive si aggiungono le incertezze sulle prossime semine in Ucraina, dove la contrazione dei redditi agricoli legata alle limitazioni delle esportazioni potrebbe determinare una riduzione di un quarto delle superfici programmate per i raccolti del 2027.

Nel Regno Unito, intanto, la raccolta si avvia alla conclusione tra rallentamenti dovuti alle condizioni più umide nelle aree settentrionali, mentre i dati inglesi indicano una diminuzione complessiva delle superfici cerealicole del 5,1%. Il frumento scende a 1,497 milioni di ettari, l’orzo perde il 9,2% e l’avena il 20,9%, a fronte di una crescita della colza del 35,5%, delineando un quadro nel quale rese effettive, andamento meteorologico e possibilità di esportazione continueranno a orientare le quotazioni.

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